Ferrara - XIX Salone del restauro 2012

Pervenuto in Vallicelliana per lascito testamentario nel 1662, il fondo dell’oratoriano Virgilio Spada (1596 - 1662) si compone di oggetti di antiquaria sacri e profani, di naturalia del mondo vegetale, minerale e animale, di strumenti astronomici e di mirabilia.
Il museo fu conservato nella sua interezza nella Biblioteca fino al XIX secolo quando la raccolta fu frammentata presso alcuni istituti romani.
Una significativa parte di essa, oggi denominata Fondo Spada, è presente ancora nelle raccolte vallicelliane e testimonia il particolare clima filosofico e culturale della Roma del ‘600. Degli antiquaria non si possiedono più le medaglie di rame, argento e oro, né gli oggetti paleocristiani appartenuti ad Antonio Bosio. Si custodiscono ancora un buon numero di calchi in gesso e mistura e alcuni frammenti vitrei e ceramici trovati nelle catacombe romane. Tra i naturalia figurano coralli e fossili, sia vegetali sia animali e tra gli instrumenta uno splendido orologio solare. Alla categoria dei curiosa appartengono gli oggetti più importanti: le cere di Leone Leoni e di Valerio Belli.
Della camera delle meraviglie sono esposti nel Salone Borromini della Vallicelliana gli oggetti più singolari e di maggiore attrazione quali le cere cinquecentesche di Valerio Belli, l’orologio solare, una canna di bambù istoriata, vetri paleocristiani, silici lanceolate, orecchini amerindi, monete cinesi.
Gli oggetti recentemente restaurati del Museo delle curiosità di Virgilio Spada sono: un rilievo in bronzo che raffigura Aristotele (anonimo del secolo XV); una canna di bambù istoriata, detta “bastone del pellegrino” (attribuito a Teresa del Po) e un crocefisso in pastiglia (anonimo del XVII secolo).

Il bastone del pellegrino di Teresa del Po

bastoneIl bastone di bambù intagliato è composto da quattro elementi di diverse dimensioni ai quali corrispondono quattro registri. In alto, nel primo elemento, è inciso Filippo Neri ai piedi della Madonna, secondo l’immagine desunta dal dipinto di Guido Reni del 1614 e mediata dalla traduzione incisoria di Luca Ciamberlano, cioè del modello ormai codificato del santo in ginocchio a braccia aperte, con lo sguardo rivolto al Cielo, e con il giglio della purezza parallelo al lato inferiore dell’opera, in primo piano. L’incisore ha comunque portato delle modifiche di ordine iconografico all’immagine, probabilmente dovute alla natura cilindrica del supporto: infatti il Neri è posto in piedi ed indossa una pianeta diversa da quella del dipinto, una che asseconda volutamente la verticalità della canna. A questo segue un altro registro con inciso un santo che, per la tiara sorretta da un punto, per lo Spirito Santo che suggerisce all’orecchio, per il libro e la croce papale nella mano sinistra e i paramenti sacri, non può che essere papa Gregorio Magno. Sulla testa del papa si erge la Madonna Vallicelliana, cioè la Vergine in trono col bambino, inserita in una mandorla raggiata sopra la mezzaluna, che ha una posizione rigidamente frontale. Mentre in basso, a destra, è incisa un’arbitraria e arcaica chiesa di S. Pietro, disegnata al di là del fiume. Nel riquadro più sotto, invece, è intagliata la facciata della chiesa di S. Maria e Gregorio in Vallicella, con le porte aperte per accogliere un corteo e una carrozza che si approssima ad essa. Nell’ultimo elemento, in basso, è rappresentata infine una Resurrezione: con un Cristo barbuto con bandiera e perizoma che sorge trionfante dal sepolcro e con quattro soldati addormentati o sorpresi. Il bastone non doveva verosimilmente avere un altro riquadro, visto che senza il manico e l’eventuale punta inferiore, entrambi perduti, raggiunge un’altezza di 105,9 cm. Un monogramma posto sulla manica sinistra dell’abito talare di Filippo Neri può suggerire l’autore delle incisioni. Sembra infatti che si possa sciogliere, per varie ragioni, col nome di una valente miniaturista e artefice di bulini e acqueforti, Teresa del Po. Figlia dell’incisore e pittore palermitano, che aveva trasferito la sua attività a Napoli e Roma, Teresa era nata nella città dei papi nel 1649, incise , secondo le non molte opere conosciute, rilievi architettonici e d’après di Correggio
e Carracci, divenendo nel 1675 membro dell’Accademia di S. Luca.

Maria Concetta Petrollo