Saggistica - Calvino e la carnevalizzazione (III parte)

30/11/2017

Saggistica - Calvino e la carnevalizzazione (III parte)

italo_calvino

Come i greci e i romani umanizzavano gli dei, i cristiani gli angeli, i diavoli e Dio stesso, così Calvino umanizza l'evoluzione della specie fino al dramma borghese sullo sfondo delle catastrofi primordiali. Non è conservatore, non vuole dire che l'umano così è stato anche nel pre umano e così sempre sarà, vuole dire invece in quel denso inizio degli anni sessanta, in cui si riproponevano  operaismi palingenetici d'antan, che l'aspirazione al cambiamento deve fare i conti con quella che è la sempiterna natura dell'uomo, gli ossimori biologici di debolezza e forza, odio e amore, invidia e solidarietà, impeto e ragione. Tornare ai fondamentali laici e umani come i calciatori fuori forma o le giovani promesse, palleggi e triangolazioni, per vedere dove la freschezza si è appannata, dove il piacere  è diventato vizio, dove il desiderio si è sviato appresso agli specchietti dell'industria del consumo o appresso alle preghierine di Mao sciorinate al vento.

    Dicevamo dei corpi nelle Cosmicomiche e delle loro varie conformazioni: il corpo pesce, il corpo dinosauro, il corpo uccello, il corpo mollusco, la cellula e l'essere pluricellulare, la molecola...Corpi dietro cui spesso s'intravvede il plasmabile Qfwfq, una specie di Zelig giurassico molto pensante e molto narrante che esalta innanzitutto l'organismo più informe, precario e  primordiale: ”...dato che non avevo forma mi sentivo dentro tutte le forme possibili, e tutti i gesti e le smorfie e le possibilità di far rumori, anche sconvenienti. Insomma non avevo limiti ai miei pensieri, che poi non erano pensieri perché non avevo un cervello in cui pensarli...” (13). A volte un tono nostalgico scende sulle avventure cosmicomiche di certi mondi che soccombono nell'implacabile struggle for life, come il mondo dei pesci che lascia deferentemente il posto ai più “attuali” anfibi, il mondo dei dinosauri un po' bonaccioni sostituiti da certi cosiddetti Nuovi, nevrotici e borghesemente feroci, ma anche il mondo delle specie sopravvenienti, diciamo vincenti, come gli uccelli che nella fase iniziale di accettazione, venata di razzismo, sono considerati mostri, diversi. Ma è proprio alla fine della fiabesca trama  de “L'origine degli Uccelli”  che l'immarcescibile Qfwfq scopre in un lampo d'ingegno il senso universalistico, politicamente corretto, dell'evoluzione : “Per una frazione di secondo tra la perdita di tutto quel che sapevo prima e l'acquisto di tutto quel che avrei saputo dopo, riuscii ad abbracciare in un solo pensiero il mondo delle cose com'erano e quello delle cose come avrebbero potuto essere, e m'accorsi che un solo sistema comprendeva tutto...Non c'è differenza! Mostri e non-mostri sono sempre stati vicini! Ciò che non è stato continua a essere...” (14). L'idea che dentro di noi rimangano delle tracce magmatiche, ma a ben guardare nette, delle specie perdenti e perdute, l'idea di una specie di deposito inconscio, una Malagrotta spirituale dove si accumulano umori e frattaglie dei vissuti ideologici e quotidiani, è pertinente nella sua non forma e nella sua non gerarchia all'idea di carnevalizzazione antiformale e antigerarchica di Bachtin.

     E poi la corporalità polimorfa delle bizzarre incarnazioni di Qfwfq pare un livello ulteriore di quella polifonia dei personaggi che caratterizza il romanzo di Dostoevskij, considerato dal teorico russo come la piena realizzazione delle funzioni carnevalesche sviluppatesi nei secoli. Ma oltre alle voci della parola incarnate dantescamente nella realtà autonoma della vita del personaggio, Calvino presenta altre voci letterariamente supposte  di organismi sempre soggetti a fibrillazioni evolutive e cambi di identità che sembrano appartenere alla ”linea della mascherata”.  Voci di un linguaggio plurimo scientifico letterario, un impasto  di orgoglioso superomismo fisico e chimico, di spleen biologico, di panismo matematico, al servizio di una strutturazione sentimentale, morale e qualche volta persino politica degli esseri viventi nelle varie fasi evolutive. Pensiamo ad esempio all'innamoramento in Mitosi che “...si ripercuoteva all'interno del nucleo in un arricchimento quantitativo ed energetico dei cromosomi, anzi nel loro giulivo raddoppiamento, perché ognuno dei cromosomi si ripeteva in un secondo  cromosoma...questa tensione che vi dicevo, a lungo andare , s'era andata trasmettendo al citoplasma...il raddoppiamento che prima riguardava i singoli bastoncini ora comprendeva il nucleo nel suo complesso...” (15).

     Le avventure cosmicomiche presentano inoltre una priorità narrativa della dimensione spaziale su quella temporale, in quanto le storie sembrano radicate su tagli paesaggistici onnicomprensivi:  spaccati planetari,  gole oceaniche,  ritani galattici..come il  chilometrico budello sottovuoto dove precipitano  ad esempio quella specie di Jules e Jim litigiosi innamorati di Ursula  H'x ( La forma dello spazio). I tempi invece hanno degli scarti talmente  millenaristici da perdere il collegamento cronologico fino a invalidare le proprie funzioni narrative. Questi elementi sembrano corrispondere  al carattere di contemporaneità del romanzo polifonico di Dostoevskij “...Egli vedeva e pensava il suo mondo nello spazio, e non nel tempo...così il mondo di Dostoevskij è la coesistenza e l'interazione artisticamente organizzata di una multiformità spirituale e non una serie di tappe del divenire di un unico spirito...” (16).  Il paesaggismo cosmico di Calvino è qualcosa di unico nella letteratura italiana, è vivo e pulsante come la natura secentesca  di Bruno e Campanella, é visionario come l'oceano del bateau ivre di Rimbaud ed è frutto di un tremendo e suggestivo ossimoro ovvero l'espressionismo scientifico del suo linguaggio rappreso in un'incredibile pertinenza fantastico lessicale chimica, fisica, etologica, botanica, geologica... (Sul far del giorno) “ Sul globo sospeso vedevamo non più la nostra riva familiare ma il trascorrere di oceani profondi come abissi, e deserti di lapilli incandescenti, e continenti di ghiaccio, e foreste guizzanti di rettili, e le mura di roccia delle catene montane tagliate dalla lama dei fiumi precipitosi, e città palustri, e necropoli di tufo, e imperi di argilla e fango... La Terra che ci sosteneva era ancora un ammasso gelatinoso, diafano, che diventava sempre più sodo e opaco, a cominciare dal centro dove si stava addensando una specie di tuorlo...” (17). (I cristalli) “...incrostati di tutti gli elementi sciolti nel mare che li rimpasta in rocce scoscese, in scogliere di arenaria, cento volte dissolte e ricomposte, in scisti, ardesie, marmi dal glabro candore...” (18).

    La parodia è un'altra funzione carnevalesca riconoscibile nelle Cosmicomiche evidentemente  già dal titolo. Molte situazioni narrative  di questa saga dell'evoluzione umana e planetaria presentano  degli aspetti caricaturali conclamati  e tali da sfiorare le gag d'avanspettacolo o le scene del teatro dell'assurdo. Basta pensare a quella specie di gruppo bunueliano che cerca stentatamente di salire sulla vicinissima luna con un'improbabile scala a pioli (La distanza della luna) o  il trio che precipita in un lunghissimo vuoto fra schermaglie sentimentali (La forma dello spazio) o la comunicazione attraverso ridicoli cartelli tra galassie lontane cento milioni di anni-luce (Gli anni-luce).  Ci sono poi animali parodia (L'origine degli Uccelli) “...Vedo un animale sconosciuto che cantava su di un ramo. Aveva ali zampe coda unghie speroni penne piume pinne aculei becco denti gozzo corna cresta bargigli e una stella in fronte. Era un uccello...” (19), paesaggi parodia come la molle luna del racconto omonimo, personaggi parodia come il testardo zio acquatico che rifiuta l'omologazione anfibia come un eroe romantico. Seguendo le parole di Bachtin “...la parodia non era mera negazione del parodiato...era ambivalente e sentiva il suo legame con la morte-rinnovazione...” (20) sembra che gli elementi narrativi parodistici possano cogliere un certo spirito del meccanismo evolutivo, quello che leopardianamente fa rinascere e  rinnovare la vita attraverso  la morte. Ma conchiglie, cellule, dinosauri osservati in momenti mediani e transitori  dell'evoluzione   rappresentano anche  una corale parodia del risultato finale: l'uomo moderno con la sua socialità inautentica e distruttiva.

Roberto Milana

 

Note

 

13)                   Le Cosmicomiche, di Italo Calvino, Einaudi 1965. Rist. Tutte le Cosmicomiche, Oscar Mondadori 2011, pag.136.

14)                   Ti con zero, di Italo Calvino, Einaudi 1967. Rist. Tutte le Cosmicomiche, Oscar Mondadori 2011, pag. 174.

15)                   idem, pag.210.

16)                   Dostoevskij, poetica e stilistica, ibidem, pag.41 e pag.45.

17)                   Le Cosmicomiche, ibidem, pag.32.

18)                   Ti con zero, ibidem, pag.183.

19)                   idem, pag.164.

20)                   Dostoevskij, poetica e stilistica, ibidem, pag.166 e pag.167.

Milleitalie > Anno VII - numero 5-6