Libri - Tutte le foto del mondo tranne una

28/04/2017

Vittorio Pavoncello o dello spaesamento dello tsunami

 

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Un uomo si imbatte in internet in un sito  che racconta la storia di due ragazzi giapponesi sopravvissuti allo tsunami del 2011, Miki e Takumi.

La narrazione che si dipana nel monologo-diario di uno di loro, Miki, ed in un intenso scambio epistolare con una donna, Asumi, si inserisce nel drammatico contesto del triplice disastro,   un terremoto, un maremoto e la catastrofe nucleare della centrale di Fukushima.

L'osservatore - narratore, della storia, dalla vita isolata, impiegato in un'industria chimica, che, per lampi, ci lascia scorgere il suo complesso percorso di vita verso una personale emancipazione e accettazione della realtà, con  ricerca di nuovi parametri conoscitivi - ci conduce, attraverso le nebbie dello spaesamento, in territori umani e sociali dove la crisi   identitaria del protagonista – non solo crisi di crescita – in accompagnamento con quella  del suo internettiano lettore, ambiguamente corrisponde allla crisi identitaria del secolo, marcando le differenze fra l'essere dentro (alla nuova architettura, al nuovo sistema, alle nuove catastrofi) e l'esserne fuori, volontariamente o meno, come “hikikomori” della e dalla storia.

 

Il fascino seduttivo di questa narrazione consiste proprio nel suo muoversi al confine fra eventi privati  ed eventi pubblici, in frammentazione e giustapposizione di vari piani narrativi, l'io narrante “da fuori”, l'io narrante “da dentro”, la forma dialogica di buona parte della struttura del libro, la forma diaristica procedente verso il climax della conclusione, la conversazione del narratore con sé e con l'oggetto esaminato, l'annunciarsi e lo scomparire e riapparire dei personaggi come in una rappresentazione teatrale, le pause espressive costituite dagli inserti poetici che pausano le vicende e le chiosano : “La cittadina di Otsuchi, nella prefettura di Iwate,/é stata cancellata./ Chi dispera nella sua mezza età/ non lontana dalla centrale di Fukushima/ scoppio di sabato, allarme di ieri./[...] iodio non radioattivo,/ per alzare una barriera/ allo iodio radioattivo.Nome in codice 131./ nell'atmosferaa trasportato/ pericolosamente dal vento/ può arrivare anche molto lontano./ tracce di iodio radioattivo trovate/ nell'acquadi un rubinetto a Tokyo/ e in altre aree limitrofe.”

Si avverte, in questo romanzo, l'importanza dell'esperienza drammaturgica e cinematografica di Vittorio Pavoncello –  cinque testi messi in scena e due cortometraggi – una, ben avvertibile, confidenza con il movimento prospettico che, più di ogni altro il linguaggio dello spettacolo riesce a realizzare.

La valenza storica e sociologica del romanzo che si impone  e, garbatamente, ci conquista, ci presenta, insieme ai detriti prodotti dallo sconvolgimento della  natura, i detriti dello sconvolgimento della transizione, ben simboleggiati dalla catastrofe – da un vecchio a un nuovo sistema produttivo, da una forma di capitalismo ad un'altra, da una catena di produzione a un'altra.

Residuano relitti che si insinuano sotto alla porta chiusa della coscienza del hikikomori,  tentano di schiudere  i cancelli della sua negazione, fotografie di altri anni, frammenti di ricordi, finzioni del sentimento.

I due amici, Miki e   Takumi, rappresentano i due modi diversi del rifiuto, la scomparsa dalle relazioni e la rinuncia alla vita.

 

Narrazione globale di una generazione che galleggia sopra la distruzione di un secolo e dei suoi riferimenti conoscitivi, ideologici, politici e produttivi, in mosaico minuto di momenti e di giorni, interrogandosi sulla stessa ragione del suo essere nata . “ Rido perché penso che le famiglie dovrebbero essere più attente prima di prendere un figlio in casa! Non si sa mai chi si nasconde dietro quell'apparente frugolino che si accoglie in fasce.Riesco a vedere contemporaneamente la foto di Michi, Takumi e la mia. Io non c'entro niente con le loro storie, la mia è troppo diversa, eppure mi piacciono e mi hanno aiutato a capire la vita, l'amicizia, il mondo in cui viviamo. Riguardo solo la mia foto. Avrei voglia di metterci a fianco una foto di quando sono rinato. Ma non so quando accadrà e se accadrà”

 

Cetta Petrollo

Vittorio Pavoncello, Tutte le foto del mondo tranne una. Roma, Edizioni Progetto cultura, 2016

 

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