Manoscritti non solo…

11/05/2011

In mostra alle Scuderie del Quirinale
I capolavori della Letteratura

“Viaggio tra i capolavori della letteratura italiana”. Non si manchi questa piccola e preziosissima mostra al Palazzo del Quirinale.
Nelle sale delle Bandiere sono esposti fino al 3 aprile una ventina di manoscritti dei capolavori della letteratura italiana, dalle origini cortesi all’Ottocento. Nonostante il tetro allestimento, a metà tra uno show room di Bulgari e un’aulica cantina di Cesanese del Piglio, la mostra commuove per l’intelligenza e la passione che si respira dalle carte autografe, dove immagini la mano, e il corpo dello scrittore.
Dopo stretti ma educati controlli di tipo aeroportuale entriamo in una buia stanza dove possiamo interagire modernisticamente con un paio di libroni e altrettanti maxischermi: sfiorandoli con mano lieve appaiono immagini, si ascoltano brani recitati e musiche di sottofondo. Con la faccia un po’ così perché non ci esaltiamo con le trovate tecnologiche, comunque utili per le scolaresche, passiamo finalmente in ben altra camera, anch’essa rigorosamente oscura tanto da impedire la lettura delle spiegazioni al di sotto delle teche che ospitano i testi.
Comunque è qui che inizia un incredibile viaggio intimo per le fossili reminiscenze scolastiche, nazionale per la storia patria che delinea e planetario perché abbiamo a che fare con corpi celesti della pura fantasia.
Il primo testo che appare è il Laurenziano Rediano 9, uno dei tre manoscritti dell’ultimo decennio del ‘200 che raccolgono la produzione lirica delle Origini, dai Siciliani al Guinizzelli, amatissimo papà degli Stilnovisti. Poi il Landiano ovvero il più antico testimone superstite del poema dantesco e una stretta al cuore ci prende quando distinguiamo l’invettiva del canto VI dell’Inferno “…Ai (ser)ua Ytalia di dolore ostello…”.
Ora è l’ora di Petrarca che scrive di sua mano un’epistola a Moggio de’ Moggi e di Boccaccio che pochi anni prima, ventiseienne, ricopia testi di Dante e di Petrarca alla base della sua formazione culturale giovanile.
Il mitico percorso continua con la Centuria Secunda dei “Miscellanea” di Poliziano, con l’ultima redazione della “Storia d’Italia” di Guicciardini e con il manoscritto di Machiavelli del breve testo riportante la cronaca dell’uccisione a Senigallia di Vitellozzo Vitelli ed altri avversari da parte di Cesare Borgia, a cui lo stesso Machiavelli aveva assistito durante la sua missione diplomatica al seguito del duca Valentino.
Ecco il Tasso della Gerusalemme Conquistata con le sue ossessive cancellature sulle fitte colonne oblique e poi Galilei, Marino e Vico in rappresentanza di un Seicento che sperimenta nuovi spazi del pensiero e dello stile.
E qui sale la richiesta naturale e disattesa di uno di quei mirabili testi di Giordano Bruno, dove idee e linguaggio non hanno confini ma parlano di una delirante razionalità. Si passa inoltre dalla scrittura chiara e perentoria del “Giustino”, tragedia in versi di Goldoni all’ordine classicheggiante delle sestine di Parini che saluta la guarigione dal vaiolo del suo allievo Carlo Imbonati.
Ecco l’Alfieri nella prima stesura autografa della “Vita scritta da esso”, che con una scrittura fitta fitta confessa “…la cagione della mia asinità…” nella musica, nel ballo e nella scherma, come conseguenza delle lezioni postprandiali, un momento in cui connetteva poco e niente. Di Foscolo è esposto l’”Inno alla nave delle muse”, prima fase compositiva delle Grazie, mentre di Manzoni è presentata la seconda minuta dei “Promessi Sposi”, ancora “Sposi Promessi”, scritta nella parte destra di pagine formato protocollo.
Ed ecco infine Leopardi con il Canto notturno di un pastore non ancora errante ma vagante, preso da un fascicoletto napoletano, e “L’infinito” meravigliosamente scritto di suo pugno in un’altra piccola raccolta autografa di proprietà del comune di Visso. In quest’ultima stesura la parola “immensità” è rifiutata con un rigaccio sopra, per far posto a “infinità” e ora il nostro pensiero va ad immaginare il momento in cui il poeta tornerà indietro.
Al centro della sala campeggia, come un prezioso Topkapi, il manoscritto della “Storia della letteratura italiana” di Francesco De Sanctis, i cui commenti critici accompagnano in sintesi spesso lapidarie le stazioni del percorso e ci confermano che l’Italia per secoli è esistita soltanto qui, nelle scritture di questi uomini, nella lingua che hanno miracolosamente generato.

Roberto Milana

Milleitalie > Anno I - numero 2