Libri - A memoria/Naizust’

30/12/2016

A Memoria e la persistenza del sé

 alleva_a memoria

            Erano molti anni che non interrompevo, per l'eccitazione fisica, la lettura di un libro di poesie. Di interromperla alzandomi, facendo altro, aggiustando un quadro, bevendo un bicchiere d'acqua, telefonando a un amico e dicendogli :“senti qua che bello”. Abitudine, questa, di casa nostra, appresa da Elio, quando lui interrompeva il silenzio per leggere, ad alta voce, i versi che lo avevano coinvolto, per poi, per esempio, andare in cucina a farsi un tè.

            A me è successo di nuovo con l'ultimo libro di poesia di Annelisa Alleva, A memoria/Naizust’, pubblicato in Russia, a San Pietroburgo, dalla casa editrice Puškinskij Fond, con poesie in italiano e il testo a fronte nella traduzione in russo.

            Che si trattava di una storia d'amore, anzi della storia di una passione amorosa, non l'ho compreso subito. La sensazione di liberazione, provata alla lettura, liberazione progressiva e ossigenante, non aveva bisogno né di interpretazioni né di spiegazioni: il corpo si scioglieva da ogni tipo di costrizioni, e di riti e di conformismi, non c'era niente da capire, non interessavano le ascendenze e le discendenze, i padri nobili e i loro eredi, c’era semplicemente la poesia, e con una tale evidenza da spazzare via tutto il resto e il contesto, le coordinate del qui e dell'ora essendo ininfluenti di fronte all'energia e all'empatia che letteralmente bucavano la pagina per raggiungermi.

            Le poesie di Annelisa attraversano la vita come venti che spirino in direzioni contrarie, colpi e contraccolpi fulminei recintati nella stretta misura dei versi come in questa splendida ed insieme spietata poesia :“Quando quel giorno apristi/, la porta incontro a lei si scagliò/ la finestra, e tutti i fogli si sparsero a terra./ Così appena apristi, era aprile,/ di colpo l'interno si fece autunnale”.

            Il coraggio del vivere diviene, nello stesso momento, il coraggio della scrittura, corpo che si fa sangue, freccia tirata in direzione precisa, superando la distanza del desiderio in un andirivieni dove chi è avvicinato sempre si ritrae e, nello stesso tempo, si ripropone, ergendosi in parole che pesano, concrete come epigrafi, pietre miliari nella costruzione dell'io.

Perché è di tutta evidenza che a costruirsi nella relazione amorosa, a levarsi in alto in volo d'aquila è, negli aneddoti degli appuntamenti dati e mancati, nelle isole viste e contemplate, nelle gelosie immaginate e sofferte, la figura dell'amante Annelisa, anzi è lo specchio della sua scrittura, il diario in versi che si scioglie dal diario biografico e, parola dopo parola, ritorno dopo ritorno, canto dopo canto, si impone con forza.

            Potremmo anche non leggere la postfazione finale che ci spiega a chi sia dedicato questo A memoria e non sapere mai per chi abbia sferragliato il treno del cuore (“Il treno del cuore sferraglia nel silenzio,/ Il giardino avvolge la casa, orologio/troppo carico, dalle lancette impazzite/ dopo la potatura.”) chi sia il nativo dei gemelli (“sei doppio, bugiardo, volgare e ladro”) che nome abbia (“Anonimo dev'essere/ l'oggetto d'amore, perché ciascuno/ vi possa riconoscere il suo, / e soprattutto l'autore.”), ignorare l'incontro con Iosif Brodskij , nonostante il racconto fattone dalla stessa poetessa, perché quello che importa è l'incontro fortunato di Annelisa con Annelisa e la nascita senza esitazioni della sua poesia.

Femminismo senza definizione, intraprendenza senza calcolo, stile che guarda solo alla propria strada e che non cede e non fa concessioni.

            E ciò, in un'epoca debole, vile, noiosa e conformista come quella che stiamo attraversando, che rifugge da ogni passione del corpo e della lingua, pur nell'enfatizzazione delle ragioni del corpo e dei linguaggi, è quanto di più rivoluzionario ci possa essere donato.

                                                                                                             Cetta Petrollo

Annelisa Alleva, A Memoria/Naizust’, Puškinskij Fond, San Pietroburgo 2016

(La traduzione in russo è a cura dei cinque poeti: Lev Losev, Michail Eremin, Maksim Amelin, Oleg Dozmorov, Gleb Šul’pjakov)

Milleitalie > Anno VI - numero 6