Mostre - Rebus

22/03/2011

C’è una mostra a Roma, allegra e intelligente, con cui si chiudono le celebrazioni del 35° anno dalla fondazione dell’Istituto Nazionale della Grafica. Si tiene nella sua sede a Palazzo Poli, dietro fontana di Trevi, fino all’8 marzo 2011. Si intitola “Oh che rebus” (cinque secoli di enigmi fra arte e gioco in Italia) ed è stata curata da Antonella Sbrilli e Ada De Pirro, con la collaborazione dell’Associazione Rebussistica Italiana e del CATTID- Sapienza. Con il Patrocinio del Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo, Sapienza Università di Roma. Come recita il testo di presentazione “…la mostra mette a confronto l’antico e il moderno, in un viaggio di andata e ritorno tra arte e rebus dal Cinquecento a oggi, con rimandi continui fra il gioco e l’espressione artistica…”. All’inizio del percorso espositivo si osservano due opere in cui similmente appare la luna come oggetto enigmistico, accompagnata da lettere che pretendono una soluzione. Si tratta della riproduzione del ritratto di Lucina Brembati dipinto da Lorenzo Lotto nel 1518, in cui il facile rebus indica il nome della nobildonna bergamasca e un quadro di Osvaldo Licini del 1944 dove la soluzione è aperta a più interpretazioni. Accanto si possono vedere dettagliatamente su di un piccolo schermo le “cifre figurate” di Leonardo da Vinci, i cui originali stanno nella biblioteca di Windsor, veri e propri rebus, ameni e con tanto uso di note nel pentagramma. Nel Cinquecento queste pratiche giocose erano ben diffuse, come testimoniano i rebus di Piccardia de Les Bigarrures (le bizzarrie) in mostra accanto alle rivisitazioni che ne ha fatto Gastone Novelli e vari testi italiani anche didattici come “Ars reminiscendi” di Giovan Battista Della Porta che utilizza i rebus come forme di mnemotecnica. Anche la poesia pratica l’enigmistica, leggiamo infatti uno strambotto “cifrato” del 1530 che pare anticipare di qualche secolo tecniche dell’avanguardia novecentesca. Nella stessa sala sono esposte decorazioni rebussistiche per ventagli e un’acquaforte di Agostino Carracci intitolata con la soluzione di un rebus sottostante “Ogni cosa vince l’or” che mostra in un’alcova una specie di escort dell’epoca che seminuda e con fare lascivo blandisce e spilla soldi ad un anziano signore dotato di una borsetta si presume piena di monete. In una parete campeggia poi uno stendardo, o meglio un lenzuolone, pieno di disegnini, con i quali i patrioti composero una frase di apprezzamento per il papa Pio IX che aveva concesso l’amnistia nel 1846. Per continuare a respirare l’atmosfera risorgimentale dell’epoca, con i suoi furori e le sue romantiche ironie, si possono osservare i rebus politici del 1848-49. All’angolo della sala come un pugno nell’occhio, appare un riconoscibilissimo tondo in ceramica di Luigi Ontani, intitolato Guglielmo Marconi Tell, con tanto di mela trafitta e cornette telefoniche a corona, in una specie di allegro rottamato girotondo.
Nella seconda sala ci accoglie una prospettiva di quadretti in china su carta con alcuni dei rebus originali di Maria Ghezzi (la Brighella) che per 40 anni ha disegnato per la Settimana Enigmistica. Le sue inconfondibili immagini, dai dettagli inquietanti e metafisici, sono state rivisitate da due artisti della scena romana degli anni 60 e 70, Renato Mambor e Tano Festa. Le loro tele esposte testimoniano le tecniche della pop- art nel trattare pittoricamente le immagini dell’iconografia di massa, ovvero di quella mitologia quotidiana dentro cui possiamo annoverare con pertinenza i rebus della Brighella. Una specie di automatismo interiore porta il visitatore a cercare ulteriori e più classiche metafisicità nei “Bagni misteriosi” di Giorgio De Chirico e di epigoni contemporanei quali Massimo Livadiotti, che presenta in una grande tela rebus dipinti, e Sergio Ceccotti che preleva dettagli dalle immagini della Ghezzi, spogliati della loro dimensione rebussistica. Commovente come una reliquia laica di tante battaglie letterarie è poi un collage rebus di Nanni Balestrini in omaggio a Edoardo Sanguineti scomparso nel 2010. In una piccola parete singole opere di Pericoli, Baruchello e Schifano suggeriscono pratiche enigmistiche attraverso segni grafici o spezzature di colore. Si finisce in una saletta un po’ onanistica a vedere sulle televisioni al plasma i Video rebus di Piero Addis, che trasmettono dei tableaux vivents televisivi a sancire che il nostro immaginario è dominato ormai da un Olimpo di ordinari individui.

Roberto Milana

Milleitalie > Anno I - numero 1