Libri - Qualcuna #le 100 poesie

25/10/2016

La sottrazione di Ennio Cavalli

cavalli qualcuna

Una raccolta che comprende più di quarant’anni di vita poetica non può formarsi se non per sottrazione e riemersione, come accade nella memoria di un’intera vita, tanto più quando questa sottrazione/ riemersione è una delle cifre di lettura dell’opera di Ennio Cavalli da lui stesso affermata nella bella introduzione a Qualcuna (ed. La Vita Felice, 2016).

“Questa è la mia expo, un mezzo Giubileo, un secondo battesimo” scrive Ennio presentandosi – e presentando la sua poetica - “Volevo un libro ad onde come i calanchi romagnoli, ma che sembrasse un’isola vulcanica appena emersa […] Ho ripercorso in versi in valichi, la storia, il divenire, la vita e i suoi estri, l’amore soprattutto, la morte per finire”.

Gli piacerebbe che il lettore si perdesse “tra rondò e pietre angolari”, insomma fra i pedali che lui è solito adoperare e che vanno dal dimesso e disinvolto recupero dei ritmi tradizionali, il dire sulla poesia e sull’amore (Certi versi: “Certi versi, tristemente euforici,/sono come l’addio al celibato,/[…]una canzone o l’amore per sempre/ e chi s’è visto s’è visto” ; Amore:“ è uscire insieme a un paio di scarpe nuove.”), la serie sui personaggi storici, lo scherzo e il divertimento di scialoiana memoria.

Se il poeta capta, dentro e fuori di sé, i bagliori degli accadimenti, siano essi “la miniera delle cose sparse” “ le cose lucenti” il colore degli occhi,  gli odori , i suoni ( “L’odore del vino/ la lamiera di una notte sotto zero” “ La carrucola di ansiti”) gli elementi naturali ( “ Da una pioggia illiberale e dal silenzio/ nacque la densità del grigio”, “L’arcobaleno esce dal guscio,/ lumaca fortunata/ saliva dell’ultimo scroscio”), gli uomini e le loro storie (si legga la serie dei mestieri, il Trombettista, il Chitarrista, il Meccanico, l’Architetto, la Contadina…), le radici nel mito e nella storia (Cartografia dell’Universo primitivo, Erectus, L’Olimpo, Lo Zero al tempo di Alessandro …) sempre ruotando e gravitando intorno al tema centrale di amore e morte, come nella poesia di apertura, Il Resto non voglio immaginarlo, ciò avviene col passo garbato di uno stile non assertivo (“poesia come utensile, supporto strategico, logistico”),  dove l’ironia e la lievità del gesto permettono a chi legge di trovarsi in terra ospitale con facoltà di scegliere gli stimoli e i pungoli necessari al rifocillamento del sé.

La memoria si volge al passato riassumendo percorsi di vita per tappe di poesia. Essa sceglie, nasconde, illumina e omette.

Lo sguardo si rivolge inevitabilmente al futuro, un futuro escluso da ogni immaginazione e, nello stesso tempo, immaginato fino all’ultimo inciampo, fino alla “sbarra indecente” che “ci taglierà la strada”, fino al “balbettio di lavandini otturati” dai quali “uscirà il cotto e il crudo/ dei nostri inventari, dei nostri bestiari”

Una simile, pudica, prefigurazione della morte, privata e collettiva, insieme, nelle pagine che seguono, alla pudica esternazione dell’amore, del lutto e, per lampi, della storia umana dove scienza e coscienza si intrecciano, confermano Ennio Cavalli come poeta a noi necessario ponendosi la sua poesia, “in fuga dalle emozioni e dalla personalità”, come il “trasformatore elettrico” che può, in questi anni, non solo poeticamente confusi, “inviare corrente” nella direzione giusta.

 Cetta Petrollo

 Ennio Cavalli, Qualcuna #le 100 poesie, Milano, Ed.la Vita Felice, 2016

Milleitalie > Anno VI - numero 1-5