Musei - La casa delle culture e della musica - Velletri

25/10/2016

Aperta al pubblico “La casa delle culture e della musica”

carmine casa culture

Dopo anni di abbandono e degrado, la città di Velletri ha restituito alla collettività un vero e proprio gioiello storico-artistico, l’ex Convento del Carmine ora denominato la “Casa delle Culture e della Musica” situato in piazza Trento e Trieste. Grazie ai fondi europei gestiti dalla regione Lazio, sono stati portati avanti i lavori di recupero seguiti dall’Architetto Maurizio Sollami. Con gli interventi di restauro il Prof. Antonio Forcellino ha riportato alla luce affreschi risalenti alla metà del 1600. L’edificio presentava diversi danni alle strutture originarie, per gli usi impropri cui è stato destinato nel corso del tempo. Il complesso architettonico, scrive l’Architetto Alfredo De Filippis presenta i tratti tipici delle costruzioni carmelitane, solido, essenziale, funzionale, rispecchiando l’ideologia propria dell’ordine  religioso, e tre sono i corpi di fabbrica: la chiesa, il chiostro, e il convento. Il nucleo iniziale della chiesa di Sant’Antonino già esisteva nel 1065, come attesta una bolla papale di Alessandro II. Nel 1533 arrivarono nell’oratorio i Confratelli della Misericordia che assistevano in punto di morte i condannati alla pena capitale, provvedendo alla loro sepoltura. Nel 1573 sotto il pontificato di Gregorio XIII la chiesa fu concessa ai carmelitani che lasciarono in uso alla confraternita una cappella per svolgere le loro funzioni che più avanti venne intitolata a San Giovanni Decollato. Il luogo in passato sorgeva vicino alle mura della città “battuto dalla tramontana”, spesso visitato da personaggi illustri come reggenti, generali e predicatori facoltosi. Con l’arrivo dei carmelitani la struttura fu ampliata, crescendo sempre di più, grazie alle donazioni di fondi utilizzate anche per affrescare le pareti del chiostro.

carmine chiostro

Nel 1650 i frati bianchi, così come sono chiamati i carmelitani per il colore chiaro del loro mantello, potevano usufruire anche di refettorio, cucina, cantina, stalla, dormitori, giardino e loggia. Nel 1849 con l’arrivo dei repubblicani il convento fu adibito a ospedale militare, sul finire dell’Ottocento dopo la soppressione dell’ordine religioso passò sotto il demanio statale e fu trasformato prima in magazzino, poi in caserma. Dal 1911 i locali divennero la sede degli uffici della Conservatoria del Registro di Velletri fino al 1960. I primi interventi di restauro, come i rifacimenti delle coperture risalgono al 1980, in parte ripresi nel 2008. Con il progetto di restauro si è voluto restituire alla comunità un contenitore di cultura, punto d’incontro tra le varie arti e luogo fruibile da parte della cittadinanza. Infatti, al primo piano dell’edificio è possibile consultare il fondo moderno della Biblioteca comunale Augusto Tersenghi, mentre al posto della chiesa sorge un Auditorium per concerti con un ottimo sistema acustico. La sala prove per i musicisti presenta raffinati stucchi monocromi, risalenti al Settecento, dove tra foglie, figure antropomorfe e lo stemma carmelitano spicca in rilievo l’immagine della chiesa antica con tetto a capanna e torre campanaria. Un ampio scalone conduce al primo piano, dove ci sono i locali che ospiteranno alcuni corsi dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Il chiostro con volte a crociera, conserva in grandi lunette un ciclo di affreschi che illustrano la storia dell’ordine carmelitano. Si possono individuare tre grandi gruppi tematici. Nel primo gruppo è rappresentata la nascita dell’ordine sul monte Carmelo in Palestina e la sua diffusione in Europa per opera di San Ludovico/Luigi IX re dei francesi, e grazie a San Simon Stock che ricevette in consegna lo “scapolare” dalla Madonna del Carmelo.

carmine scapolare

Il secondo ciclo di affreschi narra gli episodi dei fondatori spirituali dell’ordine: Elia ed Eliseo, profeti dell’Antico Testamento.

carmine monte carmelo

Si possono ammirare gli episodi più significativi della loro vita biblica, come Il sacrificio sul monte Carmelo, La fine della siccità e Il Passaggio del Mantello. Il terzo tema è quello concernente i Santi Patroni e Protettori dell’ordine, Sant’Andrea Corsini, Sant’Angelo da Gerusalemme e Sant’Alberto da Trapani. Quest’ultimo è ricordato per l’episodio del Vascelluzzo, quando dopo i vespri siciliani, il Santo salvò dalla carestia Messina, assediata dalle truppe nemiche facendo arrivare miracolosamente in porto navi cariche di frumento.

L’ex Refettorio, aula con volta a botte ribassata, ospita conferenze ed eventi culturali, conserva affreschi di grandi dimensioni La Madonna del Carmelo e un Santo carmelitano, L’ultima Cena, Elia rapito in cielo dal carro di fuoco. Inoltre si osservano sulle pareti laterali paesaggi campestri in lunette, oltre alle finte finestre dipinte a tromp- l’oeil. In base alle fonti biografiche e ad alcuni studi pare che nel convento abbiamo lavorato almeno due pittori: Gaspard Dughet nato nel 1615, detto Gaspard Poussin per la parentela con il grande pittore francese Nicolas Poussin, e Antonio Paticchi, ingegnoso artista settecentesco conoscitore dei pittori fiamminghi e veneziani,  morto giovane per “mal di petto”e abile imitatore dell’arte di Polidoro da Caravaggio. In ogni caso, si attendono le pubblicazioni ufficiali dei ricercatori che sicuramente forniranno dati più sicuri e dettagliati per quanto riguarda le opere e gli autori. Valore aggiunto della struttura è l’ampio giardino con colonnato. Gli studiosi di architettura del paesaggio vorrebbero ricreare al suo interno l’antico orto officinale impiantando le erbe che un tempo erano coltivate dai frati. Il senso della tutela del bene culturale, recuperato, conservato e restaurato si compie solo nel momento in cui è restituito alla comunità e ne è garantita la piena fruizione. Con l’apertura al pubblico si è chiuso un cerchio importante. I numerosi visitatori giunti per vedere il luogo, sono stati accolti e guidati dagli ex studenti del Prof. Marco Nocca dell’Università la Tuscia di Viterbo (Dott. Antony Monteduro con le Dott.sse: Paola Cucuzza, Sara Di Luzio, Ilaria Fiorillo, Agostina Pesce, Patrizia Iacometti).  Per il futuro ci si aspetta che questo luogo pieno di storia, arte, cultura dove il presente si abbraccia con il passato, possa essere valorizzato e fruito quanto merita, prezioso bene culturale, patrimonio della collettività nel cuore dei Castelli Romani.

 

Paola Cucuzza

Milleitalie > Anno VI - numero 1-5