Mostre - Correggio e Parmigianino

25/10/2016

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Una selezione di opere provenienti dai più importanti musei del mondo che passa in rassegna l’arte di due grandi personalità del Cinquecento nella città di Parma. Correggio e Parmigianino a confronto significa ammirare e gustare emozioni, colori e movimento. In realtà la mostra intende dimostrare come la loro arte sia stata influenzata dai grandi contemporanei ma abbia anche posto radici che hanno sviluppato germi fecondi e frutti abbondanti per i posteri.

Correggio trascorse buona parte della sua non lunga vita a Parma, città che, contrariamente a quanto si pensava nell’ottocento, presentava già a quell’epoca aspetti di novità di buon livello qualitativo e non di limitato provincialismo. I rapporti con la vicina Mantova, facilitati dal mecenatismo dei Gonzaga e dalla politica cortigiana di Isabella d’Este, favorirono la formazione del giovane pittore nell’ambito della cerchia del Mantegna. Risentono della sua influenza le opere a carattere mitologico e allegorico, la inesauribile galleria di immagini dai significati ermetici e l’imitazione dell’antico. Correggio giovane coniuga felicemente il formalismo mantegnesco con una vibrante stesura pittorica, caratterizzata dai chiaroscuri e da un luminismo ovattato che precorre lo sfumato leonardesco. Appartengono a questo periodo gli affreschi del S. Andrea a Mantova, una serie di Madonne, le tele che rappresentano il matrimonio mistico di S. Caterina, e qualche soggetto allegorico.

Il periodo della maturità coincide con l’abbandono dei teoremi mantegneschi a favore di un nuovo stile da cui traspare la conoscenza diretta dei testi di Raffaello e Michelangelo che l’artista ebbe modo di scoprire sicuramente in occasione del suo viaggio a Roma. Testimonianza indiscussa di tale mutamento sono gli affreschi della Camera della Badessa nel Monastero di S. Paolo a Parma prima e delle cupole del Battistero e del Duomo nella stessa città, poi. Per la mostra il periodo è illustrato, tra le altre, dalle pale del “Noli me tangere” e del “Riposo durante la fuga in Egitto” dove la rappresentazione delle figure, l’espressività dei moti dell’animo, la calda luce che accentua le straordinarie composizioni pittoriche, trasmettono ondate di commozione e di affetti che coinvolgono lo spettatore invitandolo e seducendolo in atmosfere morbide e sfumate dai colori vividi e cangianti.

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Alla tarda maturità appartiene una serie di tele dedicate agli Amori di Giove e commissionate all’artista da Federico Gonzaga. In questo ambito, osservando la “Danae” ci accorgiamo come gli elementi già individuati negli affreschi delle cupole e delle contemporanee pale assurgano a capisaldi della tecnica correggesca portando il sentimento e la natura umana a quel punto di elevato spiritualismo che rappresenterà un aiuto prezioso nella lotta alla Riforma protestante.

La mostra, come è riuscita a porre in evidenza lo spiritualismo e il naturalismo del Correggio, ha parimenti sottolineato l’assenza di impulso sentimentale e religioso da parte del Parmigianino. Artista fecondo anche a Roma e a Bologna, ha sicuramente conosciuto Correggio anche se non esistono testimonianze che li vedano in collaborazione. Tuttavia l’influenza di lui fu determinante e palese nelle sue prime opere anche se esse già dimostrano quanto il Parmigianino abbia abbracciato nuovamente il rigorismo formale della cerchia mantegnesca pur rinnovando l’esperienza del reale e innalzandola a ineffabile magia. Queste suggestioni ben si percepiscono nella Pala Bardi che rappresenta le nozze mistiche di S. Caterina: i suggerimenti correggeschi vengono personalizzati mediante la vitalità espressiva, il virtuosismo prospettico dato dal pavimento e dal trono della Vergine e dal movimento circolare sottolineato dal piedistallo cilindrico.

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Nella “Conversione di Saulo”, testimonianza del soggiorno romano del pittore, gli elementi antinaturalistici (si veda l’interpretazione data del cavallo), le torsioni e il dinamismo delle figure con gli arti gonfiati evidenziano la conoscenza dello stile michelangiolesco rielaborato tuttavia con anticipazione manieristica. Il contesto storico romano contribuì infatti alla realizzazione di soggetti religiosi resi con un’impaginazione spaziale entro la quale le figure campeggiano poderose e ingigantite sulla base delle lezioni di Raffaello e Michelangelo.

Un nuovo traguardo nello stile dell’artista rappresenta la pala della “Madonna di San Zaccaria” nella quale le superfici lucide, svolte per fibre e filamenti, tra arborei e metafisici, ben visibile nei capelli di Maddalena, tendono ad un’eleganza languida e formale propria della sua ultima produzione caratterizzata dalla rappresentazione della bellezza divina incarnata in sembianze umane. Al ciclo pittorico della Rocca di Fontanellato, famosa per i motivi ornamentali e sofisticati, è collegata una serie di ritratti resi con una particolare originalità e avulsi dagli schemi convenzionali: “La schiava turca”, “Uomo con libro”, “Ritratto di uomo” ed altri. In essi la fedeltà alle somiglianze somatiche dei personaggi rappresentati prende il posto, o meglio è integrata, dalla personale interpretazione dell’artista che lo arricchisce di elementi irreali e misteriosi.

Oltre a Correggio e Parmigianino, protagonisti di questa interessante mostra, sono esposti anche dipinti e disegni di altri quattro artisti della cerchia Parmense che dimostrano quanto l’arte dei due più grandi maestri sia stata studiata e interpretata da allievi e discepoli.

L’allestimento della mostra è stato molto curato, i pannelli esplicativi collocati a completare i percorsi artistici illustrano puntualmente le vicende storiche e i contesti necessari per un’adeguata comprensione.

Unica pecca: i titoli delle opere posti troppo in basso, scritti con caratteri minuscoli e scarsamente illuminati, costringono il visitatore ad avvicinarsi alla linea gialla provocando, troppo frequentemente, il fastidiosissimo allarme. Per il resto una mostra sicuramente da godere e, appena possibile, da integrare recandosi a Parma e a Fontanellato per ammirare dal vivo i magnifici cicli pittorici degli artisti.

Cristina Caronna
Scuderie del Quirinale – Dal 12 Marzo al 26 Giugno 2016

Milleitalie > Anno VI - numero 1-5