Se i giornali, per esempio

11/05/2011

La stampa periodica italiana sta attraversando una stagione molto difficile, resa ancora più aspra dai pesanti tagli governativi dell'ultimo decennio, recentemente riproposti nel decreto milleproroghe. Ma le grandi perdite nella vendita delle edizioni cartacee non possono essere spiegate attraverso una chiave di lettura solo esclusivamente economica. La travolgente invasione del web, infatti, sta mutando abitudini e strumenti personali nel reperimento delle notizie. E' in atto una vera rivoluzione nel mondo dell'informazione ed è proprio in questo contesto che diventa critica la sopravvivenza di intere testate locali e nazionali.
Eppure, è la complessa e travagliata storia dei secoli XIX e XX che dimostra quanto sia stata importante, per la circolazione democratica delle idee, l'esistenza di una così ricca, preziosa e plurale stampa periodica.
La parte più significativa dei giornali italiani dell'800 e del '900 si trova conservata nei depositi librari delle biblioteche italiane statali. Moltissimi giacciono sugli scaffali, i fascicoli ripiegati in cartelline, non adatte a scongiurare i danni della polvere e del microclima ambientale, cosicché i margini si presentano frastagliati, i fogli sono spaccati lungo le piegature, le carte sono ossidate e polverizzate. Più frequentemente invece, soprattutto per le collezioni maggiormente importanti e consistenti, i quotidiani si trovano rilegati, con rigide coperte di tela, in volumi mensili: le dimensioni ed il peso eccezionali causano, tuttavia, gli stessi guasti degli esemplari ripiegati in cartelline. Per quanti anni ci siamo affannati a trovare soluzioni efficaci sul versante della conservazione e della consultazione, ma davvero il problema “quotidiani” è assai complesso. Si sa, poi, che le biblioteche soffrono di spazi e di polvere. E i giornali? I giornali, lo dice la parola stessa, dovrebbero vivere un giorno solo e sono fatti per essere sfogliati e poi lasciati aperti, poggiati, così, su un piano. Ma come si fa a conservarli in orizzontale, magari in cassettiere, che costano e occupano tanto spazio? La Nazionale di Firenze, si era ancora alla fine del secolo scorso, propose la soluzione dell'imbustamento sotto vuoto in contenitori di pellicola speciale, per coniugare tutela e capacità di immagazzinamento, ma non fu pratica diffusa. Fu invece realizzata, quando si poté, la politica del restauro, perfezionando tecniche e trovando soluzioni davvero notevoli, anche se l'impiego consistente di risorse economiche consentì il recupero solo di pochi esemplari rispetto alla ricchezza della stampa periodica. Oggi la tutela ed il restauro sono paroline desuete: chi può sostenerne i costi? Certo, quanta emozione nello sfogliare le pagine di un periodico ottocentesco, con le pubblicità d'altri tempi, le scene di vita vissuta, le firme di personaggi che hanno fatto la storia del paese! Ma tant'è, per ora ci dobbiamo dimenticare del restauro ed il rischio di perdere documenti tanto importanti è davvero reale.
In questo preoccupante panorama è sorto il Comitato per la Biblioteca Digitale dell’Informazione Giornalistica, costituito da La stampa di Torino con la Fondazione CRT, la Compagnia di San Paolo e la Regione Piemonte. Alla fine di ottobre 2010 è apparso l'Archivio storico de La Stampa on line dal 1867 ad oggi. Si può così visualizzare dalla url http://www.archiviolastampa.it la riproduzione delle pagine dell'intera collezione per leggerle e sfogliarle come dal vero, ma si può anche effettuare una ricerca per parole contenute nel testo, poiché tutti gli articoli sono stati codificati in XML, al fine di consentirne anche il trasferimento e la copia.
Le scelte di altri quotidiani nazionali sono, invece, limitate sul piano cronologico e sul terreno della fruibilità.
L'Unità ha messo in rete la visualizzazione dell'intera collezione, a partire dal 12 febbraio 1924, http://archivio.unita.it/archivio/?dd=12&mm=02&yy=1924&ed=nazionale delle edizioni clandestine http://archivio.unita.it/archivio/edizione_clandestina.php e di un imponente archivio fotografico, http://archiviofoto.unita.it .
Altre testate hanno preferito la strada dell'indicizzazione. La Repubblica, alla url http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/repubblica-ricerca-archivio/repubblica-ricerca-archivio/repubblica-ricerca-archivio.html, ha messo in linea gli articoli apparsi sul quotidiano cartaceo e quello on line, sui giornali locali del gruppo Espresso, sugli annunci economici, una ricchissima galleria fotografica e la raccolta video, a partire dal 1984; Il Corriere della sera, alla url, http://archiviostorico.corriere.it, ha messo in linea gli articoli apparsi sul quotidiano, sulle sue edizioni locali e specialistiche, ma soltanto a partire dal 1992.
Qualcosa si muove anche sul fronte delle piccole testate. Liberazione, per esempio, alla url http://lettura-giornale.liberazione.it/Giornale_Archivio.php, ha messo in linea la visualizzazione delle singole pagine e la digitalizzazione in formato testo degli articoli, ma soltanto a partire dal 10 dicembre 2006,
Se i quotidiani più importanti, dunque, seguissero l'esempio de La Stampa, la Biblioteca Digitale dell’Informazione Giornalistica si arricchirebbe di altre significative testimonianze. Allo stesso modo, se si potesse riversare nel web anche il ricchissimo patrimonio di stampa periodica, minore e locale, che giace nei magazzini librari delle biblioteche, se ne avvantaggerebbe tutta la ricerca storica, di costume, sociale e d'arte dei secoli XIX e XX.
E' lecito dunque sognare che un giorno non lontano tutto questo avvenga, magari in un'ottica di cooperazione e attraverso il concorso di capitali privati o comunque esterni alle biblioteche, così come è avvenuto per La Stampa?
Insomma, se le biblioteche non possono, i giornali, per esempio …

Mirtella Taloni

Milleitalie > Anno I - numero 2