Cinema - Teatro - Lino Capolicchio

25/10/2016

LINO CAPOLICCHIO:

“ un attore prismatico”


capolicchio

La critica cinematografica, senza dubbio può definire Lino Capolicchio un attore più unico che raro.

Dal 26 al 31 gennaio 2016, il Centro Sperimentale di Cinematografia gli dedica una retrospettiva presso il Cinema Trevi - Cineteca Nazionale, proiettando 18 film in cui Lino Capolicchio è presente come attore protagonista, attore non protagonista  con ruolo chiave e come regista.

Durante la manifestazione un importante dibattito moderato da Gianni Minà ha visto protagonisti Pupi Avati, Lino Capolicchio,  Fabrizio Corallo, Laura Delli Colli e Vincenzo Vita.  Nel  dibattito  viene  messa  in luce la figura di un personaggio di rare  qualità.  Nei giorni successivi, con molta cortesia ed umiltà, più volte incontra il pubblico per spiegare  le storie vissute nel  girare i film presentati.  Ascoltandolo ho potuto cogliere aspetti  della sua umanità e della sua personalità artistica.

Le  opere  proiettate  nella  retrospettiva in cui è  presente  come regista,  come attore protagonista e non protagonista sono  sufficienti  per  far emergere le rare qualità artistiche  di  Lino  Capolicchio.

Da regista,  in  “Pugili”  e  “Diario di Matilde Manzoni”, pur rappresentando  tematiche  diverse,  riesce  a   cogliere  gli  aspetti  del  dramma  interiore  dei  personaggi.  I  drammi  umani  rappresentati  dai  personaggi  dei   film,  sono aspetti  dell’umanità  in  cui  lo  spettatore  si  sente  coinvolto.  Il  film  diventa  come  uno  specchio  in  cui  lo  spettatore  può  vedere   riflessi  alcuni  aspetti  importanti  delle  problematiche  umane.  La  raffinatezza   delle  immagini,  le  qualità  tecniche  dei  film  sono  frutto  della  maturità  artistica  raggiunta  da  Lino  Capolicchio.   La   sua piena  e  completa  conoscenza  di  tutti  gli  aspetti  della  produzione  cinematografica  si  possono  notare  nella  cura  meticolosa  dei particolari  delle  scene.  Il  regista  Capolicchio  dimostra  di  essere  continuamente  alla   ricerca  della  perfezione  artistica.  Incontentabile,  a  fin  di  bene,  è  consapevole  che  l’arte   cinematografica  deve  avere  contenuti  educativi  non  solo  per  il  pubblico  ma  anche  per  coloro  che  scelgono  o  sceglieranno   la  nobile  arte  cinematografica  con  vocazione  artistica.  Per la regia  del film  “Pugili”  riceve nel 1997  il  Premio della  Stampa  Internazionale.

La  dedizione  alla  didattica  di  Lino Capolicchio  si  nota  in tutta  la  sua attività  artistica  e  professionale.  Docente   con  la  cattedra  di recitazione  presso  il  Centro  Sperimentale di Cinematografia,  scopre  nuovi  talenti  tra  cui  Francesca  Neri  e  Sabrina  Ferilli.  Anche  al  “corso  di  regia”  molti  giovani  allievi  hanno  seguito  i suoi  corsi  tra  cui  Paolo  Virzì.   Francis  Ford  Coppola,   trovandosi   a  Roma,  ha  voluto   assistere  ad  una sua lezione. 

Le  sue  “performance”  di  attore  sembrano  altri  momenti  di  insegnamento  e non  solo di recitazione.

Il  Capolicchio  attore  sia  nei  ruoli  di  protagonista  che  di  non  protagonista  interpreta  personaggi  profondamente  diversi  tra  di  loro.  Con  straordinaria  capacità  riesce  ad  immedesimarsi  in  tutti  i  personaggi   riuscendo  in  un  grande  atto  di  temporanea  trasformazione  interiore  per  riappropriarsi  a  lavoro  finito  della  sua  personale   identità  di  uomo.  Il  lavoro  di   studio   dei  personaggi  lo  porta  inevitabilmente  “a  studiare   la  gente” .   Non  ha  mai  assunto  l’immagine  di  un  personaggio  “clichè”  che  ha  portato  tanti  altri  bravi  attori  ad  una  grande  popolarità.  Per  la  sua  coerenza  e  serietà,  forse,  ha   preferito  sacrificare  una  fetta  di  popolarità  senza  rinunciare   alla  qualità  artistica  ed  all’etica  professionale.

Nel  corso  della  retrospettiva  sono  stati  proiettati  ì  seguenti  film:  “Amore e  ginnastica”  di Luigi  Filippo  D’Amico,   “Il giardino  dei  Finzi  Contini” di Vittorio De Sica,   “Metti  una   sera  a  cena” di  Giuseppe  Patroni  Griffi,    “Calamo”  di  Massimo  Pirri,  “Mio padre monsignore”  di  Antonio  Racioppi,  “La legge  violenta  della  squadra  anticrimine”  di  Stelvio  Massi,  “ Un apprezzato  professionista  di sicuro  avvenire”  di Giuseppe  De  Santis,  “Escalation”  di  Roberto  Faenza, “Vergogna schifosi”  di  Mauro  Severino, “L’ultimo  giorno di scuola prima delle vacanze di Natale” di  Gian Vittorio Baldi ,  “Fiorile” di  Paolo e Vittorio  Taviani,  “La  casa  dalle  finestre  che  ridono”  di  Pupi  Avati,  “Noi tre”  di  Pupi  Avati, “Di mamma ce n’è una sola”  di  Alfredo  Giannetti,  “Mussolini  ultimo  atto”  di  Carlo  Lizzani e “Solamente  Nero” di Antonio Bido.   Questi film  di  grande  successo    fanno  parte  della  storia del  Cinema  italiano  con  grandi  riconoscimenti  della  critica  cinematografica  attestati  anche  dai  premi  ricevuti.  Questi  film  in  cui  recita  Lino  Capolicchio,  sono   sufficienti  a  dimostrare  la  molteplicità   dei  diversi  personaggi  interpretati   e  la  profonda  diversità  psicologica  in  ciascuno  di  essi.  Negli  stessi   film,  le  qualità  artistiche  di  Lino  Capolicchio  sono  attestati  da  numerosi  riconoscimenti  e  Premi :  Globo d’Oro della Stampa Estera come miglior attore del film “Escalation”;  candidato al Nastro d’Argento come miglior attore per il film “Escalation”;    candidato  alla  Grolla d’Oro  come  miglior  attore per il film “Metti una Sera a Cena”;  David di Donatello 1971 David speciale per l’interpretazione del “Giardino dei Finzi Contini”;  Premio  Rodolfo  Valentino  1974  come  miglior  attore per il film  “Amore e Ginnastica”;  candidato al  Premio  per  il  migliore  Attore  al  Festival  di  Mosca  del  1975  per  il  film  “L’ultimo  giorno  di  scuola  prima  delle  vacanze  di  Natale”  e  poi  nel  2012  riceve  il  Premio  Vittorio  De Sica  come  miglior  attore  e  regista.

Lino  Capolicchio  analizza  ogni  personaggio  filtrandolo  e  scomponendolo  nelle  sue  diversi  componenti  come  il  prisma  filtra  e  scompone  i  diversi  colori  della  luce.  Ricerca  costantemente  la  giusta  colorazione  di  luce  in  cui va  messo  il  personaggio  da  interpretare.  La  luce  dei  diversi  personaggi,  inevitabilmente,  lo  attraversa   interiormente.   Di  conseguenza  riesce  a   comprendere  meglio  la  gente  manifestando   una  grande  umiltà  ed  un  grande  equilibrio  interiore.  Con  grande  dignità  ed  eleganza,  Lino  Capolicchio  sa   portare   quella  “maschera”   emblematica  dell’arte   teatrale   le  cui  origini  risalgono  all’antica  Grecia.    

Senza  dubbio  può  essere  considerato  un  attore  “prismatico” ,  come   Lui  stesso  suole  definirsi.  Termine  che  ha  usato  spiegando  se stesso  al  numeroso  pubblico  che  è  stato  presente  alla  manifestazione  in  Suo  onore  fatta  dalla  Cineteca  Nazionale  al  Cinema  Trevi  di  Roma.   Manifestazione  che  sicuramente  avrebbe  meritato  una  maggiore  attenzione  dalla   critica  cinematografica  e  dagli  organi  di stampa.

 Salvatore  Rondello

Milleitalie > Anno VI - numero 1-5