Musei - Giorgio de Chirico, il museo che non c’è

30/12/2014

Sono passati vent’anni da quando lanciai la proposta, per primo in Italia, di costituire un museo monografico per Giorgio de Chirico (v. “Il Giornale dell’Arte”, aprile 1994). L’idea non era campata in aria, poiché avevo preso diretta conoscenza di tutto il lascito della vedova del maestro
alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, da lei stessa creata nel 1986. Ebbi l’incarico, subito dopo la scomparsa di Isabella Pakszwer de Chirico, quale funzionario della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, di procedere alla ricognizione inventariale, a norma di legge, di tutte le opere di de Chirico allora conservate nella casa dell’artista, oltre quelle che, in minima parte, figuravano alle pareti dell’appartamento sito in Piazza di Spagna, 31, oggi casa-museo-atelier.

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Resomi conto, quindi, dell’ingente quantità di dipinti, sculture, disegni, incisioni, lito, minisculture e gioielli (multipli in bronzo e argento), non potei fare a meno di maturare l’idea che tutto questo enorme patrimonio (ancora pressoché sconosciuto alla grande maggioranza del pubblico) dovesse costituire  un museo monografico, così  come  ne  esistono per altri  illustri  maestri  italiani  del Novecento, e penso a Manzù, a Mastroianni, a Burri, a Marini, tanto per citare i nomi più noti.

Si  dirà, furono gli  stessi  artisti  che  in vita  avevano provveduto  alla  creazione  del  loro museo. È vero: né de Chirico, per il suo essere egli stesso l’incarnazione metafisica del museo, né  la vedova che, sia  pur concretamente  volle  la  Fondazione  con il  compito precipuo della  divulgazione dell’opera  del  suo illustre  consorte, ne  avevano considerato  la  possibilità. Nello statuto della Fondazione  si  legge, infatti, all’art. 1  che le finalità  sono la  conservazione  della raccolta e della sua documentazione, la prosecuzione della catalogazione, scelta antologica per  esposizioni, promozione  di  mostre  e  convegni, l’individuazione  delle  opere  autentiche;  cose  che  codesta Istituzione regolarmente svolge con continuità.
Nulla per quanto riguarda la formazione di un museo vero e proprio.

È da questa premessa che è nata due anni orsono l’Associazione Amici di Giorgio de Chirico, di cui ampiamente ha dato conto la stampa, ma giova ricordare, ancora una volta, la sua ragione d’essere,
come  recita  l’art. 2 del  proprio Statuto:  “L’Associazione  ha lo scopo di  porre  in essere  ogni  e qualsiasi  iniziativa per  la realizzazione  di  un museo monografico al  centro di  Roma e, successivamente, sostenere e affiancare l’iniziativa realizzata”.
La  Fondazione  Giorgio e  Isa  de  Chirico non è aliena  dall’auspicare  ed accettare  l’idea  che  il sottoscritto, ripeto, per primo ha lanciato pubblicamente, come detto più sopra, venti anni fa. Ma la Fondazione, presa  come  giustamente  è  dal  realizzare continuamente le  finalità  che  sinteticamente
ho sopra  elencato, non ha  i  mezzi  necessari, né  le  risorse  per costituire  un siffatto museo monografico.

Ecco quindi  l’intervento dell’Associazione  Amici  di  Giorgio de  Chirico, sostenuta  moralmente  e culturalmente da tante illustri personalità romane e non romane, intesa a riunire soggetti istituzionali e privati, che possano finalmente rendere concreta la formazione del museo monografico intitolato all’inventore della pittura metafisica. Dell’importanza di questa scoperta del maestro che , come è
noto, risale al 1910, non c’  bisogno di dire, tanta   la letteratura che la riguarda, e di cui demmo conto nel  Convegno dello scorso anno, insieme  agli  illustri  relatori  presenti  (v.  sito www.associazioneamicidigiorgiodechirico.it, alla voce Convegni).

Devo necessariamente premettere che l’entusiasmo mostrato da tutti coloro che ci sostengono e dai rappresentanti  delle  istituzioni  che  abbiamo avuto l’onore  di incontrare in questi anni  di lavoro  è inversamente proporzionale alle difficoltà pratiche di realizzazione di un simile ambizioso progetto condiviso innanzitutto dal Sindaco di Roma Capitale, Onorevole Ignazio Marino, che ha accettato in una pubblica cerimonia al Caffè Greco (il Caffè  frequentato molto spesso dall’illustre artista) la qualifica di “Socio Onorario” della nostra Associazione, consentendoci di interloquire con i soggetti tecnici  dell’Amministrazione  Comunale, al  fine  di  individuare  una  locazione  degna  e  idonea  per l’eventuale museo.

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Gli  spazi  che  l’Associazione  avrebbe  individuato come  possibile  locazione, purtroppo, non sono stati dichiarati disponibili, e mi riferisco a una porzione di fabbricato dell’ex caserma di via Guido Reni, per la parte prospiciente il MAXXI; poi una ex fabbrica primo-novecentesca al numero 80 di via Flaminia (confinante con via Mariano Fortuny), poco distante da Piazza del Popolo; infine l’ex Convento di Santa Teresa in via San Francesco di Sales, già caserma in corso di cessione da parte dello Stato, a pochi passi dall’Accademia dei Lincei, e non molto distante da San Francesco a Ripa, dove sono conservate le spoglie del grande artista.

La più recente proposta avanzata dai tecnici del Comune di Roma Capitale, è stata quella riferita al grande  edificio denominato  Palazzo ex Lattanzio (via  Teano, quartiere  Pigneto, in corso di qualificato sviluppo dell’area romana), adiacente ad un Istituto Tecnico.
 
Pur se  architettonicamente  accattivante, come  ha  rilevato il  Professor Architetto  Franco Purini, all’Associazione  non appare  consono per accogliere  le  opere  del  maestro,  in  una  zona  così decentrata (la centralità di Roma e il domicilio di de Chirico è stata esaltata dallo stesso artista nelle sue Memorie:
 
“Dicono che Roma sia il centro del mondo e che piazza di Spagna sia il centro di Roma, io e mia moglie, quindi si abiterebbe nel centro del centro del mondo, quello che sarebbe il colmo in fatto di centrabilità ed il colmo in fatto di ntieccentricità.”

Tuttavia  non è  da  escludere  che  nel  Palazzo ex Lattanzio  possa  sorgere  un  “Museo della Metafisica”, come  annunciato alla  stampa  dal  Sindaco Marino;  e, in questo caso, ci  sarebbe  la disponibilità  dell’Associazione  a  fornire  un progetto di  museo laboratorio-didattico-virtuale dell’opera  di  de  Chirico,  finalizzato ad accogliere  opere  di  giovani  artisti, ispirati  dalla  pittura metafisica.

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Inoltre esiste una pregiudiziale della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico sulla eventualità di fornire in comodato “di  buona parte  delle  opere  di  sua proprietà”, aggiungendo “anche  ai  fini  della collocazione  territoriale, sarebbe  opportuno che  la localizzazione  del  Museo non sia troppo distante dalla sede della Fondazione…” (lettera del Presidente della Fondazione  Giorgio e  Isa de Chirico del  25 giugno  2011, inviata  al  sottoscritto);  l’Associazione, riunita  nel  suo Comitato, ha dichiarato di condividere questa posizione che deve essere giustamente rispettata. In una successiva lettera  del  31 ottobre  2011 lo stesso  Presidente  della  Fondazione  ha  scritto:  “Mi  auguro che riuscirai anche sulla base del mandato conferitoTi dalla scrivente Fondazione a trovare uno spazio per  l’auspicato  Museo dedicato a  Giorgio de  Chirico”. Tale  volontà  della  Fondazione stata ulteriormente espressa nel corso di un’intervista a cura di Flavia Matitti dal titolo “De Chirico avrà il  suo museo –  Nasce a  Roma  un  movimento di  opinione  per ottenere  uno  spazio  a lui  dedicato” (L’Unità del 4 marzo 2013), laddove, sempre il Presidente ha affermato: “…la Fondazione allorché sarà creato l’auspicato Museo pubblico intitolato a Giorgio de Chirico, e come già avvenuto per la Gnam, sarà ben lieta di  dare  in comodato un cospicuo  numero di  opere  tra quelle  che  essa possiede, creando così una sinergia con la Casa-Museo di Piazza di Spagna”

In conclusione, agli amici che ci seguono, alla stampa e al pubblico, possiamo comunque confermare che, anche se le difficoltà sono tante, l’Associazione intende proseguire il delicato lavoro per il fine che ci è proposto, ed è già motivo di soddisfazione l’aver incontrato tante figure istituzionali e non, incluso il  nostro Ministro dei  Beni  Culturali, Onorevole  Dario  Franceschini, che  segue l’evolversi  della  nostra  avventura,   nel  segno della  tutela  e  valorizzazione  e  conservazione  del notevole  (554 opere) patrimonio relitto,  tuttora  per la  maggior parte  conservato (da  oltre  un ventennio) in un caveau di sicurezza alla periferia della Capitale.


Mario Ursino

Milleitalie > Anno IV - numero 3-6