Editoria online - Quando un giornale muore

30/12/2014

I giornali, i quotidiani, le riviste e tutte le pubblicazioni periodiche hanno una loro vita sin da quando nascono e sarebbe bello se vivessero per l’eternità.

Diffondono informazioni, cultura, notizie, fatti, cronache, commenti, opinioni, letteratura, etc… con sfumature e sfaccettature diverse da giornale a giornale, da rivista a rivista. Il tutto contribuisce a fornire al lettore attento un quadro sempre più ampio che diventa indispensabile per la ricerca della verità o per vedere un po’ più al di la del proprio naso.

Prima esisteva solo il formato cartaceo, adesso, con la tecnologia informatica, esistono anche le “testate” digitalizzate.

In molti casi assistiamo al fatto che oggi lo stesso periodico si trova nei due formati cartaceo e digitale o semplicemente digitalizzato per ridurre i costi di produzione. Finchè sono in vita, il proprietario del giornale cura la conservazione dei numeri pubblicati e l’archivio dei dati e delle documentazioni raccolte per articoli già pubblicati o da pubblicare.

Ma cosa avviene quando un giornale muore perché fallisce o perché cessa l’attività per diversi motivi ?

Penso alle difficoltà che oggi ha uno storico nel trovare qualche copia di “Becco giallo” o di qualche altro giornale del secolo scorso.

In tempi più recenti ricordo prestigiosi giornali come Paese Sera, l’Ora, l’Avanti, l’Unità, il Riformista, la Voce repubblicana che oggi non escono più.

Si rischia di perdere preziose parti di un mosaico culturale che appartiene all’umanità.

Il patrimonio del giornale l’Ora (pubblicazioni e archivio della documentazione) sono stati salvati nella Biblioteca Centrale della Regione Siciliana per l’intervento degli intellettuali siciliani guidati da Vincenzo Consolo.

I numeri dell’Avanti sono stati acquisiti dalla  Fondazione Nevol Querci.

Ma per tutte le altre realtà meno note o a dimensioni locali cosa avviene ? Chi custodirà il patrimonio culturale prodotto ?

Non posso rassegnarmi all’idea che si possa perdere anche una sola briciola di conoscenza senza che venga trasmessa ai posteri. Tutto ciò che viene pubblicato è patrimonio dell’umanità e come tale dovrebbe essere custodito affinchè sia sempre fruibile da tutti anche nel futuro.

Le Biblioteche pubbliche e le Fondazioni private sarebbero i luoghi ideali per raccogliere e custodire  tutti i patrimoni culturali (sia in formato cartaceo che digitalizzato) di tutte le realtà giornalistiche che cessano la propria attività per diverse motivazioni.

Salvatore Rondello

Milleitalie > Anno IV - numero 3-6