Libri - Avrò cura di te

30/12/2014

avro cura di te

Trovata geniale quella di scandagliare l’animo umano e analizzare i pensieri che ci passano per la mente affidando il tutto ad uno scambio di lettere immaginario tra un angelo custode e la sua “custodita”: Filemone e Gio. Se tutti noi potessimo ascoltare una coscienza benevola che ci suggerisce il modo migliore di comportarci e di affrontare le difficoltà quotidiane sarebbe meraviglioso e ci aiuterebbe anche a tirarci fuori da situazioni critiche o che comunque richiedono tanta fatica e un grande impegno da parte nostra.

Gio è una donna giovane, matura, come tante: ha una madre originale, insegna in un istituto superiore, tanti ricordi della sua infanzia e un uomo che ama ma che riesce a tradire non senza rimorsi. Quando però si accorge che anche lui fa altrettanto è propensa a non perdonare ostinandosi ad osservarlo e continuando a condannarlo per il suo tradimento, non smettendo tuttavia di amarlo. Non le piace però essere consigliata, è testarda e non vuole ammettere i suoi errori. Ecco allora che in suo soccorso arriva Filemone, l’angelo mandato da una persona a lei molto cara che arriva dal “Chissà dove” per aiutarla.

E’ interessante seguire il colloquio tra i due protagonisti e notare come, a volte, le parole siano capaci di rendere sentimenti e stati d’animo difficilmente definibili. Certamente qui si tratta di due scrittori abilissimi nel genere che sanno come catturare l’attenzione del lettore e che conoscono psicologicamente le debolezze dell’umanità tanto da essere capaci di calarsi nei panni altrui. L’idea di far parlare un angelo è stata anche il modo per evitare di raccontare antefatti noiosi ma necessari per capire l’evolversi della vicenda dando per assodati i comportamenti conseguenti: in altre parole, essendo l’angelo ovunque e assistendo sempre ad ogni cosa, non ha bisogno di essere aggiornato su determinate situazioni. In questo modo l’argomento viene affrontato subito senza spiegazioni e senza inutili chiarimenti. Filemone c’è sempre e vede tutto e quando Gio cerca di raccontare o di spiegare, lui le ricorda che ha il potere di capire e di essere ovunque rassicurandola che le terrà sempre una mano sul cuore.

Il filo conduttore di tutto il romanzo, anche se non lo definirei tale perché, a mio parere, esce fuori dai canoni soliti, è l’amore tra due persone, o meglio, tra due entità; occorre leggerlo tutto per capire il perché e non solo una volta. Infatti, ad una prima lettura, specialmente se si è distratti, sfuggono i particolari importanti e le parole dense di significati e di sfumature originali appaiono incomprensibili poiché lo stile è immediato, le frasi ricche di punteggiatura, parentesi, puntini di sospensione e di discorsi diretti e indiretti della serie aperte virgolette, chiuse virgolette. Sembra effettivamente di essere presenti, quasi di assistere al colloquio tra i due, di sentirli e a volte di poterli anticipare nelle loro battute.

Tutti i libri racchiudono messaggi e insegnamenti che vanno al di là delle storie raccontate: penso che questo simpatico e fitto epistolario possa farci riflettere sull’egoismo di oggi: ma non sull’egoismo materiale che pure è ormai dilagante, ma sull’egoismo dei sentimenti che ne è forse la causa. Da una scrittura così immediata quasi non ci si aspetterebbe di trovare passaggi tanto profondi e concetti pieni di semplici verità: “…il desiderio che muove il mondo è il bisogno del bambino di essere ammirato dai genitori, dell’adolescente di essere considerato dalle ragazze, dell’adulto di essere rispettato dai colleghi, dell’anziano di essere onorato dai giovani, di ogni essere umano, a qualunque età, di meritarsi attenzione e cura da parte del prossimo…” Ma come mai, se è un desiderio generale non viene quasi mai soddisfatto? “Perché è scomodo mettersi nei panni degli altri: persino delle persone che amiamo”.

Direi che quest’ultima battuta di Filemone colga efficacemente uno dei più importanti aspetti dell’egoismo umano: concetto che Gramellini e Gamberale hanno saputo descrivere e rappresentare in numerose sfaccettature con destrezza e sapiente equilibrio.

E comunque mi ci è voluta una rilettura del testo per capire tutto e meglio.

 

Cristina Caronna

(Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, Avrò cura di te, Milano, Longanesi, 2014

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Fotografia di Martino Pisanello

Milleitalie > Anno IV - numero 3-6