Mostre - Lawrence Alma Tadema e i pittori dell’800 inglese

28/04/2014

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Se mi chiedessero di descrivere, semplicemente, con due parole soltanto, la mostra “Alma Tadema e i pittori dell’800 inglese”, che occupa le sale del chiostro del Bramante a Roma fino al 5 giugno, direi: donne e profumi. Una mostra nuova nel suo genere che si sviluppa in uno spazio espositivo importante e senz’altro consono ai contenuti rappresentati.
Il fenomeno dei Preraffaelliti, confraternita formatasi nel 1848 da giovani pittori di varie origini ma che vivevano e lavoravano in ambiente londinese, sosteneva il ritorno ai primitivi, agli artisti prima di Raffaello, cioè prima che l’arte diventasse un’attività intellettuale; il culto per i classici, per Dante, per il romanzo cavalleresco ne costituiscono la trama principale e ne fanno un’assoluta novità nel panorama artistico a cavallo dei due secoli.

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Ma il tema, ricorrente nei dipinti di questo periodo, sul quale volutamente la mostra si sofferma e sviluppa più compiutamente, è l’idealizzazione della donna come ce la offre il “dolce stil novo”. Una donna classica nelle sembianze, raffinata, ben vestita, circondata spesso dai fiori ancorchè dolcemente assorta e malinconica. Una figura femminile, di frequente nuda, inserita in contesti classici, non del tutto reali, intenta alle incombenze quotidiane o in attesa del sospirato amante.


Se pensiamo che siamo in epoca vittoriana, che per l’Inghilterra ha significato senza dubbio ricchezza e capitalismo ma ha anche rappresentato, per certi versi, intolleranza e discriminazioni sociali, capiamo la portata innovativa di quel gusto e di quello stile che influenzò le correnti posteriori del simbolismo e del decadentismo. Il collegamento indiretto al risveglio cattolico inserisce nelle opere la componente religiosa e un discreto naturalismo al quale si riconosce il carattere del messaggio divino. Ecco infatti le raffigurazioni degli angeli e dell’annunciazione rese con una tecnica pittorica che ama i particolari e la descrizione minuziosa in un alternarsi di colori vivi e intensi ma al tempo stesso delicati e accostati con gusto.
Gli autori in mostra, da Millais e Rossetti a Burnes Jones, da Frederic Leighton a John William Waterhouse e per finire al genio di Alma Tadema, osarono ispirare le loro tele a episodi mitologici, leggende celtiche, fiabe, soggetti religiosi e qualche volta shakespeariani ma sempre abitati da raffinati personaggi femminili dai volti tipicamente anglosassoni e con folte e ricce capigliature molto spesso di colore rosso.

Antigone, Esther, la suonatrice di Saz, il canto della Primavera soltanto per citarne alcune, sono tutte donne, donne appartenenti a mondi diversi ma modelli di vita e di bellezza assoluta: muse, incantatrici, eroine d’amore, streghe, principesse, femmes fatales, esseri angelicati, sensuali, comunque sempre protagoniste della scena.

Se la figura femminile occupa il primo posto in tutte le tele, il paesaggio viene a seguire sicuramente. La natura trionfa in un tripudio di fiori e colori che rende le immagini poetiche e magnifiche e ha il suo acme nella ricca e splendida tela di Alma Tadema "Le rose di Eliogabalo" che chiude l’esposizione.

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Il dipinto colossale esposto alla Royal Academy nel 1888 si ispira alla Historia Augusta, ma soprattutto al romanziere Huysman che tanto influenzò scrittori come Oscar Wilde e D'Annunzio. La scena mostra il crudele imperatore romano di origine siriana che schiaccia gli ospiti sotto una cascata di rose dipinte con una precisione inimitabile. La sala del banchetto è descritta minuziosamente nel suo lusso di marmi e tappeti ed è occupata quasi del tutto da una cascata di petali di rose che scendono inesorabili sui corpi degli ospiti i quali non tradiscono il benché minimo stupore né lasciano trapelare alcuna sofferenza; i loro volti restano impenetrabili e dolcissimi allo stesso tempo.
Il percorso intero è un crescendo di meraviglie e un piacere per gli occhi: tutto quel garbo e quella signorilità di comportamenti e di costumi è un appagamento del desiderio per il bello che nel contesto storico attuale sembra quasi un anacronismo.
Nulla da dire sulla realizzazione e i pannelli illustrativi, sintetici al punto giusto; le uniche due pecche se si può chiamarle tali: avrei evitato di spargere sui muri finti petali di fiori e profumare di rosa la sala con l’ultima tela. Fa un po’ kitsch.

Cristina Caronna

Chiostro del Bramante – Dal 16 febbraio al 6 giugno 2014

Milleitalie > Anno IV - numero 1-2