Libri - Bevete cacao Van Houten!

28/04/2014

bevete_cacao

I racconti di Ornela Vorpsi, plurima personalità di pittrice, fotografa albanese che scrive in italiano e vive a Parigi, sembrano delineare discretamente una specie di cronaca esistenziale del crollo sciatto e disordinato del regime comunista in Albania ma poi si liberano decisamente del dato contingente per prendere di petto con ambiziosa sfrontatezza questioni importanti della vita come l'amore, la morte, le illusioni, le follie e la bellezza. L'amore in varie declinazioni spesso rifugio dei grigi tradimenti del destino, passioni incoercibili come l'incredibile francesizzazione del proprio figlio da parte di un'ossessiva acculturata mamma, una storia disponibile a più larghi trattamenti com'è frequente nel libro per la fluente fantasia o ricca memoria storica dell'autrice, o una felice combinazione tra le due. La sua morte anonima in aeroporto è naturale ed eroica come quella di chi ha seguito una sola anche pazza idea con tutto se stesso, nervi e pancia, in dolce polemica quasi verghiana con lo stordimento clinico della comunicazione, col triste ginepraio sociale. Che grandeur rispetto al solito figlio ignavo che andrebbe rimproverato col monito partenopeo di “O zappatore nun s'a scorda a mamma”.


Spesso l'amore materno di queste donne è una vaga, incestuosa alternativa al franato rapporto coniugale con uomini in genere animaleschi e ottusi, non sai se per abitudini slave o per l'evidente protagonismo femminile che imperversa nelle pagine del libro. Donne angelicate sopra Tirana, ora nel senso stilnovistico di fantasmi umani che spariscono come l'attrice porno Lolly , morta a ventisette anni, o la quindicenne Sabrina inghiottita dall'Onda del mare o la sconosciuta e molto elucubrante suicida del quinto piano, ora in quello popolare, familista di scarmigliate madri infermiere che cercano di contenere la rovina dei corpi e dei cuori dei loro giovani maschi. Inutilmente, perché le morti premature, violente, accidentali scaturiscono come un concerto novecentesco per sola tragedia dalle nuove solitudini indotte dalle ineducate, ebbre libertà, come sacrifici umani sull'altare di tristi religioni antilibertarie, a rito ora comunistico ora consumistico.


La Vorpsi scrive in un italiano appreso, pertinente la cui asciuttezza non dà respiro alle cose che siano descritte oppure indagate negli storditi ego degli albanesi in fuga dalla propria terra e da se stessi, le denota con una sintassi perentoria in un pulviscolo di frasi principali e coordinate come ciliegie dell'ipotassi e il lessico non è da meno per castigata varietà.

Roberto Milana

(Ornela Vorspi, Bevete cacao Van Houten!, Torino, 2010)

Milleitalie > Anno IV - numero 1-2