Mostre - Picasso a Milano

30/10/2012

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Di grande qualità e quantità informativa la nuova mostra (dopo quella storica del 1953) dedicata a Picasso (1881-1973) a Palazzo Reale dal 20 settembre 2012 al 6 gennaio 2013.

Difatti si vale di una notevole selezione delle opere provenienti dal Museo Nazionale Picasso a Parigi. Circa duecento opere (fra dipinti, disegni, incisioni e sculture) danno conto dell’intero, intenso svolgimento dei lavori del maestro dal 1901 fino agli anni Settanta, nel segno di una vitalità prorompente intesa alla ricerca di una pratica artistica e di un linguaggio sempre novatore e senza limiti. Ne è testimonianza una sua frase risalente al 1946: “Ho sempre meno tempo, e sempre più da dire. Sono arrivato a un punto in cui il movimento del mio pensiero mi interessa più del mio pensiero stesso.” Avendo lavorato fino a tarda età egli ha tenuto fede a questo assunto, ed effettivamente con questa mostra, con le opere del museo di Parigi, tutte pervenute per donazione dagli eredi Picasso, si dà conto dell’incontenibile forza dello straordinario artista spagnolo.
Ordinata cronologicamente (ma anche per tematiche) il percorso nelle sale di Palazzo Reale mette in fila dipinti e disegni, dipinti e sculture, dipinti e incisioni, disperdendo in certo qual modo la concentrazione visiva nel trascorrere dello sguardo dalla potenza del segno e del colore, alla grazia di lavori minuti e alla eleganza di talune opere grafiche (e penso agli splendidi disegni degli anni Venti, Olga con cappello piumato e al Ritratto di Erik Satie) nei quali Picasso domina la linea alla maniera dei grandi maestri del passato (per esempio Botticelli). Ma proprio negli anni Venti esplodono anche espressive e massicce forme di lavori aderenti al rinnovato classicismo in voga in Europa, nel segno del “ritorno all’ordine” (v. Donna seduta, 1920; un quasi sironiano Studi, 1920, e le celebri Donne che corrono sulla spiaggia, 1920, che fanno pensare alla famosa opera di Guido Reni, Atalanta e Ippomene, 1615-25, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte).

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Poi negli anni Trenta il forte plasticismo della passata stagione si fluidifica nelle piatte campiture di colori sgargianti dei mirabili esempi nei ritratti di alcune sue donne che hanno marcato e segnato i sentimenti di Picasso, si vedano al riguardo La lettura, 1932 (Ritratto di Marie-Thérèse Walter), Ritratto di Dora Maar, 1937. C’è un evidente coincidenza, perciò: ogni volta che Picasso inventa, crea, sperimenta una nuova maniera del suo fare, ciò si verifica con il sorgere di un nuovo amore, una nuova passione per le donne della sua vita, da Fernande Olivier, negli anni della nascita del Cubismo (1907), a Françoise Gilot negli anni Quaranta e Cinquanta (tra surrealismo e orrori della guerra), e infine all’ultimo suo amore per la giovane Jacqueline Roque (v. Ritratto di Jacqueline con le mani incrociate, 1954, severo dipinto, a mio avviso, quasi riassuntivo di molte sue precedenti maniere). E, non a caso, questi meravigliosi ritratti sono sempre rimasti nell’atelier del maestro, e ora nel suo museo di Parigi.

Mario Ursino

Milleitalie > Anno II - numero 5