Rem Koolhaas

26/11/2010

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Rem Koolhaas ha assunto nel 1999 l'incarico di progettazione della biblioteca di Seattle, completata nel 2004, come uno dei più importanti della sua carriera. Si tratta di un''evoluzione naturale degli studi per il concorso della Bibliothèque Nationale di Parigi, arricchita dalla possibilità di riflettere sul rapporto tra l'architettura e il digitale nella città dell'alta tecnologia, la città di Microsoft e Amazon, rispettivamente il più grande produttore di software e il più grande rivenditore di libri on-line.  Nel corso degli studi preliminari gli architetti hanno visitato le grandi biblioteche informatizzate di Parigi e San Francisco, constatandone l''incerto equilibrio tra fisico e digitale. A San Francisco, l''entusiasmo per il presunto superamento del libro ha creato uno spazio liberato dagli scaffali ma svuotato di contenuto, dedicato a una circolazione senza senso perché priva del suo target fisico.  A Parigi l''eccesso opposto: il sistema di distribuzione meccanizzato della Très Grande Bibliothèque ha dimostrato lentezza e farraginosità.
I problemi da affrontare per Seattle si presentavano molto simili: necessità di spazio per l'accrescimento delle raccolte e presenza invadente dei nuovi supporti digitali,  oltre a una particolarmente pressante richiesta di tecnologia, portata avanti nelle riunioni organizzative dai «giganti» informatici, consultant dell''operazione.

Dan Wood, all'epoca architetto di OMA (Office for Metropolitan Architecture) ha definito «semplicemente noiosi» gli spazi completamente controllati dalla tecnologia. Il progetto non ha seguito la via proposta da Amazon e Microsoft, secondo i quali la mediazione fondamentale con i libri avrebbe dovuto essere l'interrogazione di un database. «I rappresentanti di Microsoft parlavano di architettura senza preoccuparsi del fatto che essa dovesse nascere dal cemento», ha detto Wood.

Nel progetto definitivo, tutto si irradia dalla collezione libraria, collocata nel cuore della biblioteca, lontano dalla luce, disposta su un''unica grande spirale che attraversa quattro piani ospitando gli scaffali aperti senza suddivisioni. La sequenza di volumi è continua e ordinata in modo sequenziale, riflettendo la numerazione del sistema di classificazione Dewey: il primo scaffale è etichettato «000», l''ultimo «999». Si tratta, in sostanza, di un «database fisico», reificazione di quello digitale. Al paradigma della divisione in settori tematici, all'epoca incarnata nel web dalla struttura del portale di ricerca Yahoo!, si sostituisce quella della continuità e della libertà di movimento, riferibile alla strategia centrata sull'utente che nel web ha garantito il successo nelle ricerche a Google. Un successo che è innanzitutto culturale, sostenuto ovviamente dall'efficacia ingegneristica.

Compattare i volumi nella unica grande spirale, ed evitando, quindi di "spezzettare" il programma funzionale della biblioteca, ha permesso, parallelamente di radunare e unificare altri grandi spazi dedicati alle altre funzioni (tutte con nomi evocativi, dal "Soggiorno", alla "Mixing Chamber", versione evoluta del reference, fino alla grande sala di lettura silenziosa collocata in alto, a quella per bambini, vicino alla strada e separata dalle altre) gran parte delle quali pubbliche.  «La biblioteca - scrivono gli architetti negli studi preliminari - è probabilmente, con la prigione, uno dei ultimi edifici depositari di uno statuto morale, e in qualche modo anche datato, ma allo stesso tempo, essa è un dei pochi rimasti che siano depositari di uno spazio pubblico, cioè a libero accesso». In una tendenza crescente alla erosione della pubblicità dello spazio.


Seguendo l'esempio di poco precendente della biblioteca di San Francisco, le 24 biblioteche pubbliche dell'efficiente e frequentato sistema di Seattle hanno dotato i propri volumi di etichette RF-ID, e la sperimentazione del primo sistema è partita proprio nei nuovi spazi progettati da OMA. «In un'era in cui all'informazione si accede da ogni parte, è la simultaneità di tutti i media e la competenza della loro presentazione e interazione a fare una biblioteca nuova», osserva Koolhaas a proposito della biblioteca.

L''e-tagging e il wireless legano intimamente i dati digitali agli oggetti, in questo caso ai volumi, che sono dotati di un sistema meccanizzato di movimentazione e riconoscimento in determinati "portali di passaggio", e se un oggetto è identificato e localizzato per mezzo della sua etichetta elettronica, diventa meno importante collocarlo in una struttura rigida e ripartita. Sono le spime, descritte da Bruce Sterling.

Di qui, il valore civico e pubblico dell''edificio di Seattle, ma anche il fascino dello Shoe Theater, che accoglie i visitatori nel Prada Store di Manhattan, concluso da Koolhaas nel 2001. Al negozio come alla biblioteca è sotteso un possente database (Oracle per Prada), che contiene tutte le informazioni relative ai capi di abbigliamento. Ogni capo, all''arrivoin negozio, è etichettato con un tag RF-ID che contiene le informazioni base. Tale tag è interrogabile con diverse modalità all'interno del negozio, completamente coperto dal wireless: i commessi portano con sé dei computer palmari, i tavoli, le casse e i camerini hanno dei sensori fissi.
Una volta ottenuto dal tag il numero di serie, ci si può collegare al database e ottenere tutte le  informazioni correlate: disponibilità, colori, taglie, immagini dello stesso capo in altri colori. I camerini, disegnati da IDEO, vera attrattiva tecnologica del negozio, presentano dei gadget che visualizzano queste informazioni su schermi applicati ai fianchi dello specchio. Nella pratica quotidiana il negozio ha sofferto della sua condizione sperimentale: i computer forniscono messaggi di errore, nei camerini è difficile capire come azionare l''oscuramento della porta a vetri e come creare l'effetto notte che influisce sulla percezione dell''abito.
E i commessi si recano spesso personalmente in magazzino, sottraendo tempo a quel dialogo con il cliente che era scopo fondamentale della sperimentazione. La messa in funzione di analoghi meccanismi, tuttavia, si trova ora al primo posto nelle strategie commerciali di molte aziende e nella evoluzione degl spazi commerciali, con l'erosione inversa dello spazio privato e il dissolversi di alcuni confini netti tra gli spazi.   La stessa biblioteca di Seattle, a distanza di tempo, ha acquisito anche un carattere d'uso locale e ordinario, legato ai suoi aspetti fisici, e innestato nella efficace e usatissima rete locale, che ne rivela anche un aspetto dolce e domestico. Resta, tuttavia, e proprio forse grazie alla flessibilità posta in fase di progettazione, la forza di una strategia integrata e matura di cui è lecito aspettarsi evoluzioni, che possano fornire all'architettura  ulteriore sostegno, se non addirittura giustificazione.


Roma / Seattle, 2003-2010

Stefano Converso

Milleitalie > Anno I - numero 1