Ferrara - XIX Salone del restauro 2012

23/04/2012

Pervenuto in Vallicelliana per lascito testamentario nel 1662, il fondo
dell’oratoriano Virgilio Spada (1596 - 1662) si compone di oggetti di
antiquaria sacri e profani, di naturalia del mondo vegetale, minerale e
animale, di strumenti astronomici e di mirabilia.
Il museo fu conservato nella sua interezza nella Biblioteca fino al XIX
secolo quando la raccolta fu frammentata presso alcuni istituti romani.
Una significativa parte di essa, oggi denominata Fondo Spada, è presente
ancora nelle raccolte vallicelliane e testimonia il particolare clima
filosofico e culturale della Roma del ‘600. Degli antiquaria non si possiedono
più le medaglie di rame, argento e oro, né gli oggetti paleocristiani
appartenuti ad Antonio Bosio. Si custodiscono ancora un buon
numero di calchi in gesso e mistura e alcuni frammenti vitrei e ceramici
trovati nelle catacombe romane. Tra i naturalia figurano coralli e
fossili, sia vegetali sia animali e tra gli instrumenta uno splendido orologio
solare. Alla categoria dei curiosa appartengono gli oggetti più importanti:
le cere di Leone Leoni e di Valerio Belli.
Della camera delle meraviglie sono esposti nel Salone Borromini della
Vallicelliana gli oggetti più singolari e di maggiore attrazione quali le
cere cinquecentesche di Valerio Belli, l’orologio solare, una canna di
bambù istoriata, vetri paleocristiani, silici lanceolate, orecchini amerindi,
monete cinesi.
Gli oggetti recentemente restaurati del Museo delle curiosità di Virgilio
Spada sono: un rilievo in bronzo che raffigura Aristotele (anonimo
del secolo XV); una canna di bambù istoriata, detta “bastone del pellegrino”
(attribuito a Teresa del Po) e un crocefisso in pastiglia (anonimo
del XVII secolo).


Il bastone del pellegrino di Teresa del Po


bastoneIl bastone di bambù intagliato è composto da quattro elementi di diverse
dimensioni ai quali corrispondono quattro registri. In alto, nel
primo elemento, è inciso Filippo Neri ai piedi della Madonna, secondo
l’immagine desunta dal dipinto di Guido Reni del 1614 e mediata dalla
traduzione incisoria di Luca Ciamberlano, cioè del modello ormai codificato
del santo in ginocchio a braccia aperte, con lo sguardo rivolto al
Cielo, e con il giglio della purezza parallelo al lato inferiore dell’opera,
in primo piano. L’incisore ha comunque portato delle modifiche di ordine
iconografico all’immagine, probabilmente dovute alla natura cilindrica
del supporto: infatti il Neri è posto in piedi ed indossa una pianeta
diversa da quella del dipinto, una che asseconda volutamente la verticalità
della canna. A questo segue un altro registro con inciso un santo
che, per la tiara sorretta da un punto, per lo Spirito Santo che suggerisce
all’orecchio, per il libro e la croce papale nella mano sinistra e i paramenti
sacri, non può che essere papa Gregorio Magno. Sulla testa
del papa si erge la Madonna Vallicelliana, cioè la Vergine in trono col
bambino, inserita in una mandorla raggiata sopra la mezzaluna, che ha
una posizione rigidamente frontale. Mentre in basso, a destra, è incisa
un’arbitraria e arcaica chiesa di S. Pietro, disegnata al di là del
fiume. Nel riquadro più sotto, invece, è intagliata la facciata della chiesa
di S. Maria e Gregorio in Vallicella, con le porte aperte per accogliere
un corteo e una carrozza che si approssima ad essa. Nell’ultimo elemento,
in basso, è rappresentata infine una Resurrezione: con un Cristo
barbuto con bandiera e perizoma che sorge trionfante dal sepolcro
e con quattro soldati addormentati o sorpresi. Il bastone non doveva
verosimilmente avere un altro riquadro, visto che senza il manico e
l’eventuale punta inferiore, entrambi perduti, raggiunge un’altezza di
105,9 cm. Un monogramma posto sulla manica sinistra
dell’abito talare di Filippo Neri può suggerire l’autore
delle incisioni. Sembra infatti che si possa sciogliere,
per varie ragioni, col nome di una valente miniaturista e
artefice di bulini e acqueforti, Teresa del Po. Figlia dell’incisore
e pittore palermitano, che aveva trasferito la
sua attività a Napoli e Roma, Teresa era nata nella città
dei papi nel 1649, incise , secondo le non molte opere
conosciute, rilievi architettonici e d’après di Correggio
e Carracci, divenendo nel 1675 membro dell’Accademia
di S. Luca.

Maria Concetta Petrollo
 

Milleitalie > Anno II - numero 1-2