Un partigiano all'inglese

23/04/2012

La natura originaria di materia narrativa ufficialmente inconclusa, editorialmente nervosa del testo del Partigiano Johnny, pare suscitare nel lettore un'attenzione indiscreta e complice e una piacevole sensazione autoriale. Già lo svolgimento di molteplici quetes ariostesche per le Langhe ora fedeli ora ostili in suggestivi cambi di scena: desideri e ricerche di armi, cascine per dormire, spie da giustiziare, fascisti da scambiare con partigiani prigionieri...compongono un'altalenante fenomenologia della sopravvivenza fisica, morale e militare che il lettore può indirizzare semanticamente dove vuole, innestando le combinazioni storiche e ideologiche che Fenoglio ha evitato di cristallizzare. La quete più laboriosa, comunque è quella esistenziale ovvero Johnny che interroga senza sosta fatti e fattacci, dettagli e consistenze e la loro pertinenza con la scelta partigiana comunque granitica, in quanto etica e cromwelliana, come suggerisce l'autore.
La condizione o l'illusione autoriale si esercita anche sul piano strettamente linguistico quando il profluvio di neologismi, che Dante Isella ha registrato a iosa, per lo più derivati da normali sostantivi e aggettivi (correntoso, fontanellò, mallavati, avarificati...), fa tremare l'atto narrativo con la sua temerarietà, che il lettore dovrà accogliere e legittimare nel contesto imprescindibile della sua azione ermeneutica. Così come pretendono confidenza le varie tipologie metaforiche messe su con materiali di spicciola attualità e un sottofondo d'ironia: “...il pomeriggio e la sera precipitano, niagaricamente...”, “...e rispose a Nord con la stessa monosillabica convinzione che all'accettazione dei voti...”, “...inveleniti ed aizzati dai boati che uscivano dalla città come da uno stadio in cui si segni un goal ogni minuto...”.
A volte una specie di freddo disincanto pervade il pensiero di Johnny persino nel climax più drammatico, gli si posa sulle due pieghe intorno alla bocca, come un Marlowe langarolo, ma non l'amatissimo elisabettiano bensì il detective chandleriano disilluso e perplesso di fronte ai misteri indiziari e alla loro volubilità, ma sensibilissimo a riconoscere il male, attraverso le medesime osservazioni di saggia ironia, di micidiale pedagogia. Il tutto narrativamente procedente nei dialoghi svelti e risoluti, ben rari nel nostro italiano così letterario e descrittivo, ma così caratteristici delle opere anglo americane. A quello forse pensava Vittorini quando annoverava Fenoglio, nel risvolto de “La Malora”, tra “...questi giovani scrittori dal piglio moderno e dalla lingua facile...”.
Qualcuno nel folto campo zdanoviano di quegli anni ha scambiato poi l'eroismo sobrio del partigiano Johnny per un antipatico snobismo borghese, errando fortemente, perché quest'ultimo se ancora può dirsi ha portato all'inazione connivente mentre il disincanto del nostro accompagna un impegno severo e virtuoso, incrollabile eppure credibile sempre, come nelle splendide pagine fuggiasche dopo Alba, tra le migliori della narrativa italiana, in una tenerissima getaway solitaria, all'ultimo respiro.
Il disincanto è anche il modo seriamente sfrontato di procedere ad una operazione linguistica speciale: una paratassi evocativa agita la sintassi del periodo con una combinazione di frasi incalzante, dai ritmi jazzistici e a volte percussivi del beat, ma nello stesso tempo va a definire sensorialmente spazi, tempi, concessioni, condizioni, finalità ecc. recuperando in maniera empirica, fisiologica un sistema che l'ipotassi impone per statuto concettuale. Queste pratiche linguistiche contribuiscono a salvare il testo dagli eccessi di retorica sempre in agguato nella letteratura resistenziale e a liberare forze espressive potenti che riescono a collocare le vicende del fine fascismo piemontese in una prospettiva universalistica: ogni morte è viva, antropologica- mente, ogni dubbio è di epica sostanza, ogni sacrificio o tradimento nasconde dietro umili, cascanti figure dei percorsi morali di gran dignità.

Roberto Milana

Milleitalie > Anno II - numero 1-2