Venezia, Salone del restauro 2011

14/12/2011

Al Salone del restauro di Venezia, nell’aperta cornice della stazione marittima, presso lo stand del Mibac, la biblioteca Vallicelliana ha presentato il suo ultimo restauro riguardante alcuni oggetti del disperso museo Spada.
L’operazione, come si è potuto apprendere dall’intervento della direttrice, Maria Concetta Petrollo, ha una particolare importanza non solo per il ripristino conservativo di oggetti in via di deperimento ma per il contesto in cui si svolge, il più ampio progetto avviato nel 2007, che vede la biblioteca impegnata ad individuare, catalogare, valorizzare, studiare e far conoscere tutti gli elementi decorativi del Vaso monumentale, lo splendido Salone borrominiano, dove sono conservati i libri più antichi e più preziosi della Vallicelliana a partire dalla biblioteca di San Filippo Neri per seguitare, fra l’altro, con quelle di Achille Stazio e Cesare Baronio.
Sono state così fotografate, catalogate e restaurate dal 2007 al 2009 le settantanove tavolette lignee, ideate e pensate anche nella loro collocazione, dallo stesso Borromini e dallo Spada. Le tavolette erano disposte nell’ultima fila delle scansie, sopra le arche, e recavano incisioni, diciamo così, di attualità dal momento che i padri Filippini erano usi sostituirle continuamente, tant’è vero che, nel corso del restauro, come in un palinsesto, sotto alle più recenti sono riemerse le più antiche.
Il Padre Virgilio Spada cui si deve la redazione dell’Opus Architettonicum per conto del Borromini collezionò, seguendo la moda del suo tempo, un museo di curiosità composto da antiquaria sacri e profani, di naturalia, di strumenti astronomici e mirabilia. Fino al secolo XIX questa collezione fu conservata in biblioteca in una stanza – museo, successivamente la raccolta fu frammentata e dispersa in vari istituti romani, la parte rimasta in biblioteca conservata, si fa per dire, incartata in carta da giornale, nelle ante di un armadio, senza essere né fotografata, né inventariata, né tantomeno catalogata e restaurata.
Dal 2010, conclusosi il restauro delle tavolette, è iniziata l’opera di individuazione degli oggetti del disciolto museo: sono stati fotografati, inventariati, sommariamente catalogati ed esposti nuovamente al pubblico in teche appositamente fatte costruire. Infine si è partiti con il restauro che ha interessato un rilievo in bronzo che raffigura Aristotele (anonimo del secolo XV), una canna di bambù istoriata, detta “bastone del pellegrino”e un crocefisso in pastiglia (anonimo del XVII secolo). Ad essi si sono, poi, aggiunti i restauri dei bassorilievi in marmo con cornice lignea che raffigurano Marco Aurelio e San Tommaso e cinque gessi di Valerio Belli, l’Adorazione dei Magi, la Crocefissione, La Deposizione nel Sepolcro, l’Ascensione e Cristo al Limbo.
Tutto ciò è stato illustrato per mezzo di un video e di una conferenza e costituisce fase propedeutica ad uno studio che continui i pochi già esistenti e che ricomponga significato, storia, contesto e successive appartenenze di uno degli esempi del collezionismo romano del XVII secolo.

Rosalia Pagliarani

Milleitalie > Anno I - numero 6