I libri, la biblioteca nazionale, la polizia

08/11/2011

Delle biblioteche, in genere, non parla mai nessuno. Le biblioteche sono luoghi per matti e studenti categorie che, almeno in questo momento, non fanno opinione.
Si viene in biblioteca per preparare un esame, scrivere una tesi, un libro, un saggio, si viene perché fuori piove, perché la stanza in affitto è piccola e condivisa, perché non si hanno i soldi per andare in un club o in palestra o dalla massaggiatrice.
Le biblioteche infatti sono, come il sesso, uno spasso gratis ,sono quindi per i poveri.
La frase evangelica” beati i poveri di spirito” si addice ai frequentatori di biblioteca e ai bibliotecari che si stanno arrangiando a fare ciò che non hanno mai fatto: far quadrare i conti come ragionieri (che non ci sono più) per tenerle aperte, letteralmente tenerle aperte, cioè pagare le bollette e l’obolo della tessera del tram alle Associazioni di volontariato che le sostengono.
Però a un certo punto una specializzatissima, e dottorata, generazione di ex studenti fra i trenta e i quaranta che ha frequentato e frequenta le biblioteche, in mancanza di lavoro serio e retribuito, e che viene sfruttata da tutte le redazioni italiane di collane editoriali e di bibliografie decide di parlare di una delle poche realtà che conosce, avendola appunto frequentata dai diciotto ai quarant’anni, per, simbolicamente, riappropriarsene.
Questa generazione bussa alla porta del lavoro della conoscenza e ne è, quotidianamente, respinta.
Le Associazioni di categoria fanno le svagate, aprono discussioni sul web e su facebook, discettano, ricamano la solita accademia italiota.
Non uno straccio di proposta concreta ancorché, forse, irrealizzabile.
E tutto ripiomba in mano al movimento ma è un movimento di intellettuali delle lettere e non di giuristi e/o di economisti.
E se è abbastanza, forse, abbastanza semplice trasformare il Teatro Valle in una Fondazione che possa dare occupazione certa e retribuita a qualche centinaio di persone, non altrettanto semplice è trasformare una struttura statale in un ente di altro tipo che possa avvalersi dell’operato dei cosiddetti giovani per rimanere aperta tutti i giorni fino a sera.
Più semplice sarebbe far ritornare le biblioteche storiche, per farle funzionare, agli Enti che le possedevano prima del 1873 e che hanno permesso, fino a quella data, alla storia e alla cultura italiana, di sopravvivere.
Ma continuando nella nostra cronaca, fra sassi tirati e mani retratte, la faccenda scoppia nelle mani del bibliotecario che dirige la Nazionale e, nel dubbio amletico fra occupazione simbolica, preannunciata sul web e occupazione reale, arrivano le camionette della polizia.

Interviste solo ai pensionati.
Identificazione degli scrittori.

Stiamo ancora aspettando che la più importante Associazione di categoria organizzi la manifestazione annunciata su biblioteche e libri e che abbia come interlocutore privilegiato, l’unica persona davvero in grado di prospettare i rimedi possibili: il Ministro per i beni culturali e ambientali.

Cetta Petrollo

Milleitalie > Anno I - numero 4-5