Libri - e-booh! Perplessità tra le righe

08/11/2011

Riprendo l'allarme lanciato da Graham Swift, scrittore inglese vincitore del Booker Prize: “gli e-book uccideranno la scrittura”. Parliamone.

Vendere un e-book a poco più di nulla è senza dubbio un disincentivo a chi per scrivere un e-book impiega lo stesso tempo e la stessa fatica necessari per partorire un libro "normale". Sacrificare le muse per 1,99 dollari non è in effetti il sogno di nessuno scrittore che voglia vivere del suo mestiere, per quanto il suo bacino d'utenza possa essere vasto. A meno che non faccia un patto con un qualsiasi pubblicitario ed inserisca in ogni parola del suo libro un popup a sfondo commerciale. Che faccia tag con la parola di riferimento, ovviamente, visto che ormai anche i cavolfiori sono taggati col nome del contadino che li ha innaffiati.
E qui immagino come potrebbe essere la versione ebookata della Divina (e sacrosanta) Commedia:

nel mezzo del cammin di nostra vita [pop up: vitasnella mirtillo e cereali! Provalo, oggi a soli 1,49€!]
mi ritrovai per una selva oscura [pronto PagineGialle, tutto quello che cerchi a portata di click!]
Molto triste, non c'è che dire.

Ma anche il buon vecchio Gozzano non ne uscirebbe sano:
[...] e sullo specchio limpido [Glassex! e tutto splende] e deserto [scopri anche tu le nuove offerte Expedia per vivere un'esperienza indimenticabile nel deserto del Gobi!]
soli restammo, in largo volo aperto [Decathlon, aperti anche la Domenica]
ebbri d'immensità, sordi [problemi d'udito? Amplifon] ai richiami.

E così via. Al peggio non c'è mai fine. Anzi, inorridisco pensando a quale tipo di pubblicità possa venir fuori dai Cento colpi di spazzola o da Ho voglia di te. Meglio lasciar perdere. Anche perché, letteratura di consumo a parte, il problema investe come una Tav la letteratura con la L e le pubblicazioni che, almeno fino ad oggi, si reggono (e anche abbastanza in bilico) su un bacino d'utenza limitato. Da un lato, infatti, non si può negare l'immensa trasformazione portata dai lettori di e-book di qualsiasi forma e tecnologia. Sono talmente allettanti da far venire voglia di leggere. Pratici, tascabili, non si spiegazzano in borsa, non fanno le orecchie, pesano poco, ti tolgono l'ingombro del segnalibro, evitano che i vicini di tram prendano la cervicale per leggere il titolo in copertina. Eppure, dal lato degli scrittori, essi sono davvero una mazzata tra capo e collo. Già da alcuni anni si era passati al book-on-demand, che, se non assicurava un'entrata economica certa, perlomeno non faceva spendere spropositi in edizioni destinate a raccogliere polvere in chissà quale magazzino (o, peggio, ad accendere i beati fuochi nei camini natalizi). Con l'e-book la stampa va a farsi benedire, con buona grazia degli epigoni di Gutenberg. Un click, una mastercard e il libro è lì sull'iPad o su chi per lui. Potenzialmente, se contattati per bene, i lettori potrebbero essere molti di più. E ce lo insegna John Locke, con il suo milione di copie scaricate. Il passaparola taggatico sembra sia il telefono senza fili del futuro.
Un'arma a doppio taglio, insomma. L'e-book, se da un lato stuzzica i lettori con il suo fascino futuristico e futuribile, dall'altro lascia allo scrittore un po' di amaro in bocca, almeno fin quando i click non superano il numero di battute del file. Io in fin dei conti non demonizzerei del tutto la nuova tecnologia. Se fa leggere anche solo una persona in più, ben venga. E' piuttosto che sono una tradizionalista della lettura. Voglio la carta, e la puzza dell'inchiostro, e il biglietto dell'Atac come segnalibro.
E poi, che fine faranno le librerie? L'odore delle pagine stampate, il libraio impolverato (già specie protetta dalla Peta), il silenzio davanti agli espositori, le seggiole sulle quali accomodarsi a leggere la quarta di copertina? Esisterà ancora la quarta di copertina? E la copertina? E le parole? Quelle che si scambiano per caso davanti allo scaffale con lo sconosciuto di turno ("l'ha letto?"dello stesso autore legga quest'altro"...)? E quelle scritte, lì, sullo schermo, avranno lo stesso sapore?

Linda Pietropaolo

Milleitalie > Anno I - numero 4-5