Poesia - Un profilo biografico di Alfonsina Storni

30/04/2020

AlfosinaStorni

Non soltanto poetessa, ma anche drammaturga e giornalista, è una delle icone della letteratura postmoderna, la sua poesia è impregnata di lotta, audacia, amore e una rivendicazione del genere femminile.

Ha avuto una vita tanto dura quanto eccitante, segnata da difficoltà economiche e dal fatto che in quel momento storico le donne non avevano chiaramente lo stesso spazio degli uomini nella società.

Era una ragazza così speciale che sua madre vedeva in lei delle qualità molto diverse da quelle dei suoi fratelli ed era l'unica che istruiva. Conosciuta anche con lo pseudonimo di Tao-Lao, usato nel mondo del giornalismo, Alfonsina fu sempre riconosciuta come una mente virile rinchiusa in un corpo di donna.

Nonostante le delusioni amorose che ha sofferto, passando dal nervosismo alla paranoia e alla depressione, ha dedicato tutta la sua esistenza alla lotta contro gli svantaggi e la discriminazione delle donne con un prolifico lavoro come scrittrice e anche come giornalista.

Nacque a Sala Capriasca, in Svizzera nel Canton Ticino, il 29 maggio 1892, figlia di genitori italo-svizzeri, quasi per caso, poiché la madre di Alfonsina, Paulina, era un'insegnante e suo padre, Alfonso, aveva iniziato anni prima un'attività per la quale produceva bibite analcoliche, ghiaccio e birra a San Juan, in Argentina; ciò permise loro di occupare un posto di prestigio nella società nei primi anni di matrimonio. Ma presto iniziarono le difficoltà economiche e il padre iniziò a bere e trascurare l'attività, quindi il medico di famiglia suggerì una vacanza, per cui la coppia, con due figli, andò in Svizzera, e qui nacque Alfonsina. All’età di 4 anni la famiglia tornò in Argentina, dapprima a San Juan e poi, nel 1901, nella provincia di Rosario di Santa Fe. Nonostante così tanti cambi di residenza, la famiglia sopravvisse sempre, anche se con grandi difficoltà finanziarie.

Quando Alfonsina aveva 12 anni, scrisse la sua prima poesia, segnata dalla tristezza della vita che vede intorno a lei e concentrata sulla morte. La lasciò sotto il cuscino di sua madre perché la leggesse, ma la mattina dopo sua madre la sgridò rabbiosamente, spiegandole che la vita è dolce.

In quegli anni la madre di Alfonsina cercava di gestire una scuola privata con 50 bambini, ma il padre decise che era meglio gestire un piccolo caffè; questo  era situato vicino alla stazione ferroviaria e si chiamava "Café Suizo", lì la piccola Alfonsina serviva i tavoli e teneva pulito il locale. Ma gli affari non andarono bene e tutto peggiorò con la morte del padre nel 1906. È questo il momento in cui Alfonsina decise che doveva sopravvivere da sola e all'età di 14 anni si trasferì a Coronda per studiare Insegnamento; lì lavorò in un'azienda di cappelli, in un altra di oli ed anche come tutore in una scuola. Dato che i soldi che le restavano dopo aver pagato la pensione non erano sufficienti per vivere, andò a rifugiarsi a Rosario per cantare in un teatro come una ragazza del coro, approfittando del fatto che un'attrice del cast si era ammalata.

L'anno seguente ottenne il titolo di insegnante di campagna e praticò l’insegnamento in una scuola di Rosario, che riuscì persino a dirigere. In questo momento è già chiara la sua vocazione di scrittrice, pubblica i suoi primi versi nelle riviste Mundo Rosario e Monos y monadas.

In quell'anno subì la sua prima delusione in quanto innamorata di un uomo sposato, 24 anni più grande di lei (non rivelò mai la sua identità), che la lasciò una volta messa incinta. Alfonsina, a 19 anni, si recò quindi a Buenos Aires,  decise di avere suo figlio e a 20 anni diede alla luce Alejandro.

Il primo libro di Alfonsina, La inquietud del rosal, fu pubblicato nel 1916, quando era povera, una madre single, senza contatti adeguati e considerata poco attraente per gli standard del tempo. Sono state pubblicate cinquecento copie per 500 pesos. Le sue opere successive, El dulce daño (1918)[1], Irremediablemente (1919) e Languidez[2] (1920) esprimono le sue frustrazioni per gli stereotipi delle donne. Proprio in quest'ultimo ha proclamato in uno dei versetti: "Signore, figlio mio, che non dovrei nascere un uomo".

In una commedia esprime il suo malcontento per l'uomo spagnolo-americano che vuole che le donne siano pure. O in Little Man [3] parla della prigione che le donne possono provare per le relazioni con gli uomini. Alfonsina ha parlato a nome di molte donne, suggerendo che le relazioni tra uomini e donne dovevano essere intellettuali e più equilibrate. Ha esortato il governo a dare il voto alle donne e ha scritto articoli e saggi sui diritti delle donne.

Il quotidiano La Nación di Buenos Aires pubblicò alcuni dei suoi articoli che scrisse con lo pseudonimo Tao-Lao e divenne parte di un gruppo di scrittori, poeti, artisti e musicisti dell'epoca che si ritrovavano insieme a La Peña, un ristorante dove Alfonsina recitava la sua poesia, e andava spesso anche in un altro posto che le piaceva moltissimo, luogo storico in Argentina, il  Cafe Tortoni.

Nel 1920 Alfonsina Storni vinse il primo premio comunale per la poesia e il secondo premio nazionale per la letteratura per la raccolta Languidez. Nel 1921, il Teatro Comunale per Bambini Labardén creò una posizione per lei e nel 1923 divenne insegnante di

Lettura e Declamazione all'Escuela Normal de Lenguas Vivas. Poco dopo ottenne una cattedra alla National Music and Declamation.

Continuò a scrivere, le sue opere Ocre (1925)[4] e Poemas de amor (1926)[5] esprimono il risentimento femminile verso l'uomo che cerca semplicemente conforto. Rispetto ai suoi lavori precedenti, si tratta di poesie più

ciniche e ironiche che esprimono il suo atteggiamento sempre più pungente nei confronti degli uomini. I suoi frequenti viaggi in Uruguay l'hanno avvicinata a colleghi come Juana de Ibarbourou e Horacio Quiroga, con i quali ha mantenuto una profonda amicizia, e, negli  anni trenta conobbe un altro suo riferimento in Europa: Federico García Lorca.

Nell'estate del 1935 Alfonsina si recò a Montevideo in Uruguay e scoprì di avere un cancro al seno; facendo il bagno in mare, un'onda forte e alta la colpì al petto procurandole un dolore fortissimo tanto che perse conoscenza. Scoprì così un nodo nel suo petto di cui  finora non si era accorta. Si sottopose ad un intervento chirurgico e, sebbene si pensasse che fosse un tumore benigno, in realtà aveva ramificazioni, quindi la mastectomia la lasciò con grandi cicatrici fisiche ed emotive.

Alfonsina ha sempre sofferto di depressione, nevrosi, paranoia e esaurimento nervoso, a quel punto divennero più manifesti e intensi i sintomi della malattia mentale e quindi si  ritirò a vita privata, evitando i suoi amici. Da allora la sua personalità cambiò e non volle più ricevere le visite di nessuno. Non poteva ammettere i suoi limiti fisici, voleva vivere ma non accettava le cure imposte dai dottori.

Un anno e mezzo dopo che il suo grande amico Horacio Quiroga si suicidò (1937), tormentata dalla solitudine, Alfonsina iniziò a citare il mare nelle sue poesie, parlò dell'abbraccio del mare e della casa di vetro che la aspettava lì sullo sfondo. Nel 1938 rivelò a suo figlio che il cancro le aveva raggiunto la gola e che si era rifiutata di sottoporsi nuovamente a un intervento chirurgico. Il 18 ottobre prese un treno per Mar del Plata e soggiornò in un piccolo hotel. Scrisse la poesia Voy a dormir il 20 ottobre e il 22 la inviò al quotidiano La Nación.

Mentre il pubblico leggeva la sua poesia, si suicidò sulla spiaggia di La Perla a Mar del Plata nelle prime ore del 25 ottobre, quando aveva 46 anni. Esistono due versioni del suicidio di Alfonsina Storni: una ricca di romantiche sfumature, che dice che entrò lentamente in mare, e un'altra, la più supportata da ricercatori e biografi, che afferma invece che si sia gettata nelle acque da un molo.

Il suo suicidio ha ispirato la canzone Alfonsina y el mar, di Ariel Ramírez e Félix Luna, che è stata eseguita da innumerevoli musicisti di lingua spagnola, in particolare nella versione di Mercedes Sosa[6] e nella versione di Chabuca Granda.

Il 21 novembre 1938, il Senato della Nazione Argentina rese omaggio alla poetessa con le parole del senatore socialista Alfredo Palacios: «Il nostro progresso materiale stupisce sia i locali che gli estranei. Abbiamo costruito grandi città. Centinaia di milioni di capi di bestiame pascolano sull'incommensurabile pianura argentina, la più fertile della terra; ma spesso subordiniamo i valori dello spirito ai valori utilitaristici e non siamo stati in grado, con tutta la nostra ricchezza, di creare un'atmosfera favorevole in cui quella delicata pianta che è un poeta può prosperare ". I giornali hanno intitolato le loro edizioni con la notizia: "E’ tragicamente morta Alfonsina Storni, grande poeta d'America» e ai suoi funerali hanno partecipato numerosi scrittori e artisti: Enrique Larreta, Ricardo Rojas, Enrique Banchs, Arturo Capdevila, Manuel Gálvez, Baldomero Fernández Moreno, Oliverio Girondo, Eduardo Mallea, Alejandro Sirio, Augusto Riganelli, Carlos Obligado, Atilio Chiappori, Horacio Rega Molina, Pedro M. Obligado, Amado Villar, Leopoldo Marechal, Centurión, Pascual de Rogatis, López Buchardo. Diverse strade portano il suo nome nelle città argentine, ad esempio nel quartiere Buenos Aires di Saavedra, nel quartiere Paso Piedras di Junín, a Rosario, nella Concepción de Uruguay e, ovviamente, a Mar del Plata, dove è stato eretto in suo onore un monumento sulla spiaggia.

I suoi resti sono sepolti nel cimitero della Chacarita e la sua opera poetica e teatrale è la sua migliore eredità, sia per la sua originalità e rilevanza, sia per il suo stile postmoderno che culminò in opere d'avanguardia.

 

Gabriela Valeria Gali

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[1] commons.wikimedia.org/wiki/File:El_Dulce_Daño_-_Alfonsina_Storni.pdf

[2] commons.wikimedia.org/wiki/File:Languidez_-_Alfonsina_Storni.pdf

[3] www.poemhunter.com/poem/little-little-man/

[4] unactalti.blogspot.com/2018/10/libro-ocre-alfonsina-storni-pdf.html

[5] freeditorial.com/es/books/poemas-de-amor

[6] www.youtube.com/watch?v=4d4L1iMg8DE

 

Milleitalie > Anno X - numero 2