Comitato Democrazia Roma - Un progetto per il futuro di Roma

19/12/2019

La situazione attuale di Roma

Il Comitato Italia Viva "Demorazia Roma" intende offrire un contributo di idee e di proposte per l'elaborazione di un progetto per lo sviluppo futuro di Roma, basato su una nuova idea condivisa, che guidi l'azione convergente pubblica e privata per la sua rinascita e definisca le linee strategiche politiche e programmatiche della prossima campagna elettorale per la riconquista del Campidoglio da parte del Centro sinistra. Da almeno 13 anni Roma ha iniziato il suo declino. Prima lento, poi sempre più evidente con l'avvento in Campidoglio della destra, fino all'attuale piena decadenza ad opera del M5S, che ha la responsabilità di aver lasciato la città ormai in un vicolo cieco di assenza di prospettive di sviluppo futuro.

L'attuale amministrazione capitolina non è, in tutta evidenza, in grado di guidare Roma, occupata solo nel mettere in campo una "gestione minima" della città sia per incapacità amministrativa sia per paura di sporcarsi le mani con i suoi reali problemi. La cifra dominante dell'amministrazione Raggi è caratterizzata da incompetenza, ma soprattutto dalla paura, che non ha impedito il succedersi continuo di sbagli e scivoloni, ma che ha determinato in più la rinuncia a qualsiasi progetto che possa presentare qualche complessità, dando per scontato e irrimediabile il declino di Roma.

Immobilismo e minimalismo hanno fatto esplodere problemi rilevanti nella città, ad esempio riguardo il sistema dei rifiuti e quello dei trasporti, anche in conseguenza di scelte della giunta comunale che mostravano i loro difetti fin dagli anni passati.

Il risultato è che i problemi di Roma aumentano ogni giorno, rendendo la vita dei cittadini sempre più difficoltosa, mentre la politica risulta incapace di cambiare una capitale in declino ormai da troppi anni.

Roma comincia a diventare una città non solo abbandonata, ma anche veramente pericolosa. Una città che presto i turisti cominceranno ad abbandonare. I parchi pubblici, ad esempio, non è quasi più possibile frequentarli, perché l'erba è diventata talmente alta da coprire tutto. Di conseguenza sono pieni di insetti, ma anche di animali, topi, oltre che disseminati di immondizia. Una città invasa da animali ormai pericolosi - cornacchie aggressive e gabbiani, ma anche cinghiali, suini e cavalli. Di fronte a questo stato di emergenza assoluta, la lentezza della macchina amministrativa è eccessiva. Mesi e mesi per fare bandi, che a volte sono da rifare da capo. Ancora non si riesce a chiudere il nuovo bando che porterebbe all'assunzione di giardinieri. Nel frattempo, tutto resta abbandonato, con grandi rischi per la salute pubblica.

Oggi la Capitale d'Italia, costretta nella vecchia struttura e ruolo assegnatile 150 anni fa, ha perso di vista il suo futuro, appare confusamente in mezzo al guado. Aggrappata a una vocazione storica, che le dà il suo "credito" nel mondo, ma anche ancorata ad una dimensione di "città", novecentesca, non è ancora proiettata verso una nuova vocazione, che è quella della cosiddetta "realtà metropolitana".

Per cui, accanto a una Roma "istituzionale", con tutti i p roblemi che tale ruolo da sempre comporta, vi è la realtà di una grande città che stenta ancora a vedere realizzata la sua vocazione urbana e sociale.

Roma dall'ultimo scorcio dell'800 si è espansa in modo più o meno caotico, grazie alle politiche immobiliari e fondiarie che persistono da oltre un secolo. Il risultato finale è che la città si caratterizza per un suo centro, la "Roma" simbolo verso il mondo intero, e una enorme periferia dilatata tutt'intorno, priva di un tessuto connettivo di tipo sociale, economico e culturale.

La storia di Roma capitale è ormai conclusa, essendo venuti a mancare quei motori economici, sociali e culturali che hanno permesso il suo sviluppo in un secolo e mezzo. È finito, soprattutto quel rapporto "storico" fra Roma e la Nazione, anche se col suo significato simbolico, mantiene la sua importanza a livello mondiale, anche, ovviamente, per il suo ruolo di centro della spiritualità cristiana.

Roma non è una città come le altre, non solo per la sua dimensione che ne ingigantisce i problemi come in nessun'altra città d'Italia, ma per l'unicità della sua potenziale funzione mondiale: basti pensare alla sua collocazione geografica, nel cuore del Mediterraneo, un luogo in cui oggi si disputano le grandi questioni del mondo. Tuttavia, la sua realtà non è oggi all'altezza della sua storia né del suo valore simbolico né del ruolo che la città potrebbe avere nel mondo. Ed è questo il problema di cui la politica dovrebbe farsi carico, puntando ad elaborare un progetto di grande respiro per il futuro della città..

Mobilità sostenibile, nuovo ciclo dei rifiuti, energie rinnovabili, rigenerazione urbana, resilienza, intelligenza artificiale hanno impresso nuovo impulso alle politiche urbane europee, ma non a Roma. Eppure dagli anni Novanta al primo quinquennio del nuovo secolo, la città ha dimostrato di essere leader, in Italia e in Europa, di settori economici importanti come le biotecnologie, l'aerospaziale, l'Ict (metodi e tecniche della trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni), la farmaceutica, le telecomunicazioni, l'audiovisivo, la produzione culturale, i servizi alle imprese, tutti sostenuti da una rete di enti di ricerca, pubblici e privati, di livello mondiale.

Oggi invece Roma è bloccata, stretta in una morsa: da un lato, dall'immobilismo ideologico del M5S, dall'altro, dall'incomprensione da parte di tutte le forze politiche, con alcune rare eccezioni, che si ostinano a considerare Roma una città da usare come una bella cornice.

Le istituzioni cittadine restano arretrate. Ad esempio, i Municipi sono solo uffici che si occupano di amministrazione, privi di qualsiasi minimo legame con la vita produttiva della città, mentre sempre più nel futuro un ruolo determinante avranno le grandi aree metropolitane e regionali strutturate.

Roma ha caratteristiche del tutto peculiari ed eccezionali, quindi necessita di poteri pubblici straordinari. La "specialità" romana ha infatti due dimensioni, una legata al ruolo di capitale della Repubblica e una di natura territoriale legata alla dimensione metropolitana.[1] Ambedue richiederebbero adeguati strumenti di nuova governance, mentre i tentativi di riforma sono in fase di stallo.

Roma è una città dotata di una società civile sana, forze produttive dinamiche, associazionismo radicato e diffuso sui territori e nel mondo del lavoro e dell'impresa, Università e centri di ricerca, fermenti e attività culturali di livello internazionale, cultura della solidarietà attuata da un vasto volontariato.

D'altra parte il sistema economico romano presenta contrastanti punti di forza e di

debolezza e la città appare oggi in bilico fra le forze contrapposte all'interno della sua struttura produttiva: una Roma produttiva troppo spesso dimenticata dalla discussione pubblica e dallo stesso immaginario collettivo riferito alla città eterna, che convive accanto a un ampio settore urbano legato a tradizionali attività terziarie sia private che pubbliche, al cui interno invece emergono segnali regressivi.

Il tradizionale dualismo della struttura produttiva urbana si è accentuato durante la crisi, rafforzando il divario fra un'area di imprese e settori capaci di crescere nell'ambito di avanzate tecnologiche e di mercato, mentre ampi settori del terziario tradizionale evidenziano una produttività declinante e restano lontani da una innovazione organizzativa, tecnologica, di formazione.

Altro aspetto fondamentale è il deficit di manutenzione e di investimenti sui beni pubblici e le infrastrutture collettive. Gli investimenti pubblici sono crollati nell'area romana dopo il 2008 in misura più elevata rispetto al livello nazionale, in particolare fra 2014 e 2016, con una tendenza discendente che prosegue nel 2017: in una analisi comparativa con le altre capitali europee (Londra, Parigi, Madrid, Stoccolma), emerge che Roma è il fanalino di coda. Oggi gli investimenti pubblici nella città, compresi quelli delle imprese concessionarie di pubblici servizi, sono pari allo 0,6 per cento del Pil, contro un dato nazionale dell'1 per cento. Dovrebbero quasi raddoppiare per riportare Roma sulla media nazionale e risollevare la città

E infine, è sotto gli occhi di tutti noi il progressivo degrado morale, etico, intellettuale

prima che strutturale, che lentamente, ma inesorabilmente, erode le nostre immense radici culturali e del quale tutti sono responsabili: dalla borghesia più influente e da una classe dirigente cittadina inadeguata a un popolo romano, tutto sommato poco reattivo.

Roma è una città dove i tradizionali difetti atavici - un miscuglio di cinismo e compiacimento, menefreghismo e rassegnazione, predominio dell'interesse privato sul pubblico, oltre che corruzione, clientelismo all'interno dei meccanismi decisionali, spreco di risorse etc. - richiederebbero una forza che certamente manca all'attuale amministrazione.

A Roma sembra prevalere a tutti i livelli, il noto mantra: "Ahò, e mica é compito mio". Ciò di cui invece ci sarebbe bisogno è innanzitutto di ritrovare il senso di responsabilità da parte di tutti, un forte senso civico, in grado di individuare ed affrontare adeguatamente i gravi segni di degrado morale e materiale e capace di stimolare una rinascita della città.

Quale futuro per Roma ? Una visione e proposte per un progetto

E' chiaro che l'opposizione alla Raggi non basta, perché il fine è quello di porci il tema di come abbiamo intenzione di governare Roma, in quale direzione, con quali politiche. Un programma elettorale per Roma non dovrebbe essere una lista di proposte settoriali finalizzate all'urgenza delle elezioni, ma un insieme di politiche concrete frutto di una impostazione sistematica e di una visione globale della città, convincente per i romani, perché la Capitale riconquisti la sua dignità e normalità. Quel programma di governo per essere avvertito dai romani non come una proposta, ma come prodotto dalle loro istanze, deve essere indirizzato da un documento che definisca prioritariamente la Visione dello sviluppo futuro della città, traguardando almeno due consigliature, e i suoi principali assi strategici di sviluppo.

Occorre un documento di indirizzo generale che tracci le linee strategiche di un'Agenda Urbana, cioè il progetto di città che vogliamo realizzare, che manca a Roma da almeno venti anni e che tutti gli attori cittadini, sociali, economici, culturali, chiedono invano da anni. Un documento accettato solidalmente da tutti i candidati alle primarie.

Il programma di governo avrà il compito di declinare quell'Agenda Urbana definendo per ciascun asse strategico, gli obbiettivi che ci si propone di raggiungere, i progetti per conseguire quegli obbiettivi, le azioni specifiche, con modalità, tempi e risorse, per attuare quei progetti. Definendone, con equilibrio, i livelli tra metropolitani, urbani e municipali.

L'obiettivo di un piano per Roma - ci sentiamo di asserire - è ripensare una nuova idea della città, un ruolo di Roma all'interno di molteplici prospettive, per individuare possibili direttive al fine di uscire da una crisi "epocale" della Capitale; una nuova idea in grado di aggregare cittadini, secondo un progetto condiviso con le forze migliori e disponibili della città, e di rappresentare una concreta prospettiva di governo.

È compito della politica e delle forze più sensibili avviare la battaglia istituzionale per rimettere al centro la "questione romana", nelle sedi opportune, ma soprattutto rivolgendosi ai cittadini perché qualsiasi decisione su Roma non sia percepita come calata dall'alto.

Quando, dopo l'approvazione della Legge di bilancio, si riaprirà il discorso sull'autonomia differenziata, il richiamo alla Capitale scritto nel programma dell'attuale governo dovrà contenere proposte e misure nuove.

Data la complessità della materia, vanno rilevati differenti direttive di azione.[2] Alcune proposte sono attuabili dentro il quadro legislativo esistente, senza attendere modifiche normative o leggi speciali, ma soltanto grazie alla buona volontà e alla leale collaborazione da parte di tutte le istituzioni locali.

1-                Ad esempio, recentemente è emersa da parte di alcuni autorevoli osservatori, come Sabino Cassese, la proposta di costituire un ufficio per Roma presso il governo nazionale, suggerita fin dal 2015, e che, comunque, non ha bisogno di norme legislative per essere attuata. Nel corso del 2017 è stato interessante, al di là degli incerti risultati, il tentativo di costruire attraverso un "Tavolo per Roma" una sede di concertazione fra governo nazionale e istituzioni locali.

2-                 Nel contempo, già nel 2018 sono state presentate in Parlamento tre proposte di legge ( Causi, Morassut, Tocci) [3] per il disegno di una nuova possibile organizzazione dei poteri pubblici locali, che possa superare le criticità esistenti, per la quale è necessario un intervento legislativo (ma non costituzionale). La visione di questa riforma fa perno sull'evoluzione dell'attuale comune di Roma in città metropolitana (guardando al modello di Londra) e sul metodo della co-governance e della co­gestione delle attività e dei servizi di scala metropolitana fra regione e città metropolitana (guardando al modello di Parigi).

Inoltre, al degrado morale della città si dovrebbe rispondere non solo con l'avvio di un processo educativo radicale molto difficile e lungo da realizzare, ma anche ripensando i meccanismi organizzativi, istituzionali e decisionali esistenti. Sulle varie decisioni importanti bisogna ricercare il massimo consenso, senza che la "strategia del consenso" diventi la "strategia dell'inciucio".

3-                Il percorso dello sviluppo economico,[4] è forse il più decisivo che Roma può intraprendere per rivitalizzare la complessiva area metropolitana, dal momento che molta parte dell'attività produttiva regionale si svolge proprio in quel territorio.

Tra le proposte prioritarie quelle riguardanti due problemi di fondo: l'innovazione del terziario urbano tradizionale privato e pubblico ; l'avvio di un nuovo ciclo di investimenti sui servizi e le infrastrutture di pubblica utilità e per la qualità urbanistica e sociale dell'ampio territorio urbano e metropolitano.[5] In particolare:

4-                 Pubblici servizi. Urgenza fondamentale per Roma è lo smaltimento dei rifiuti e

purtroppo le polemiche tra gli enti territoriali preposti sono espressione di una annosa contesa politica senza fine. Come lo stesso Matteo Renzi ha recentemente sottolineato, è necessario investire nell'economia circolare. "E inutile far finta di fare gli ambientalisti se non si smaltisce l'immondizia. Anche perché l'immondizia potrebbe oggi regalare soldi e posti di lavoro attraverso piccoli investimenti in impianti che valorizzino l'economia circolare. Dai rifiuti recuperiamo acqua, idrogeno, gas, di tutto".

Si può anche ipotizzare che un servizio come lo smaltimento dei rifiuti, possa trovare migliore soluzione coinvolgendo la sede regionale perché probabilmente non è risolvibile in ambito strettamente urbano (Roma Capitale) per la difficoltà di trovare i siti dove fare i nuovi impianti necessari ( discariche, TMB o termovalorizzatori), strutture che possono trovare più agevole sistemazione su scala regionale dando servizi a tutto il Lazio. Siamo convinti che un termovalorizzatore di nuova generazione sia assolutamente necessario, ma perché non pensare alla riutilizzazione di centrali dell'ENEL in dismissione perché a carbone, riconvertendole allo scopo? Si avrebbe il vantaggio di utilizzare aree già disponibili in un'ottica di economia circolare e verde senza arrecare nuovo disturbo alle cittadinanze... Senza contare c he L'ENEL potrebbe farsi carico dei costi di impianto a fronte della fornitura gratuita del 'carburante' per gli anni a venire.

E ancora: ogni comune ha la sua AMA! Perché non pensare ad una AMA regionale mettendo insieme tutte le varie AMA con evidenti vantaggi in termini di ottimizzazione del servizio e delle risorse con conseguente riduzione dei costi etc. Stesso discorso per la manutenzione delle strade: ogni comune/provincia dovrebbe pensare alle sue e non lo fa in modo adeguato. Perché non pensare ad una sorta di ANAS regionale a cui appaltare il tutto?

Si potrebbe giustamente dire che queste idee più che Roma riguardano il sistema Regione nel suo complesso, ma di questo Roma è sicuramente e giustamente "magna pars" e dovrebbe avere il ruolo di indirizzo delle politiche della Regione. D'altra par te se ROMA vuole puntare a riprendersi il ruolo di "Caput Mundi", può farlo solo se è almeno capace di assumere il ruolo di Caput Regionale e Capitale d'Italia. E può farlo solo se recupera un certo decoro e una buona amministrazione sul suo territorio allargato. Una Capitale accogliente e ordinata può facilmente raddoppiare se non decuplicare i flussi turistici che la coinvolgono e che possono essere facilmente indirizzati anche verso le altre bellezze del Lazio attualmente poco valorizzate

6-                 Puntare a un piano di ricollocamento di tutto il patrimonio immobiliare dismesso

negli ultimi anni, prevedendo trasformazioni in luoghi di prestigio culturale, di arricchimento dell'offerta della città sul piano della scienza, cultura, arte.

7-                Completare le opere di trasformazione dell'assetto della Roma archeologica, che possono rendere Roma veramente "unica" nel panorama mondiale.

Trenta anni fa fu approvata, con il contributo di Antonio Cederna, una legge per Roma ispirata da una grande Visione del suo sviluppo futuro: decongestionare l'area centrale, valorizzare il tesoro dei Fori unificandolo con il Parco dell'Appia Antica, spostare le funzioni direzionali pubbliche e private dal centro facendole diventare motori di riqualificazione sociale ed economica delle periferie. Quell'idea fu, poi, sostanzialmente abbandonata, ma non fu sostituita da una nuova visione che reggesse il confronto con i tempi che cambiavano. Sarebbe opportuno riprendere quel progetto ed adattarlo alla nuova realtà cittadina.

8) Investire sulla formazione superiore: Roma come polo globale universitario di eccellenza nel mondo, e non solo negli ambiti delle scienze umanistiche (nei quali la tradizione è già dalla nostra parte), ma anche in quelli scientifici. I tre poli universitari statali principali rappresentano oggi un punto di forza sui quali la città nel suo complesso, ma soprattutto le istituzioni locali e nazionali, dovrebbero investire con la massima attenzione. Del resto il proposito di coniugare l'aspetto culturale e formativo della conservazione storica e artistica con quello dell'innovazione scientifica e tecnologica, potrebbe veramente realizzarsi e fare da traino a una rinascita di Roma. Ottima sarebbe la proposta di pensare ad un POLITECNICO di alto livello facendo tesoro delle competenze e dei saperi sviluppati nelle tre università di Roma e nelle altre del Lazio. Politecnico che può anche allargarsi ai temi dell'agroalimentare etc.

Inoltre, data la necessità di realizzare una buona amministrazione perché non pensare ad una Scuola per la Pubblica Amministrazione in modo da preparare una nuova classe dirigente di alto livello?

9- Da rimettere al centro dell'attenzione per il rinnovo della Capitale riteniamo ci sia la questione della riqualificazione dello spazio pubblico di Roma. In proposito va ricordato il "Progetto 100 piazze", proposto nella prima Consiliatura di Rutelli, oggi quasi dimenticato, ma che invece resta un patrimonio di idee e programmi tuttora valido, da riprendere, studiare, rilanciare, condividere in un rinnovato programma rigenerativo di Roma, un indubbio capitale "costituente", tecnico culturale e politico .[6] Il programma aveva lo scopo di incrementare la qualità urbana e la rigenerazione di 100 quartieri. "Si poneva un "ripensamento civico" concettuale e operativo della città: riconoscere le potenzialità presenti nell'assetto fisico, con un metodo di rigenerazione che fosse anche "ridisegno della macchina amministrativa" con nuove relazioni tra assessorati, dipartimenti, in dialogo coi cittadini, con tutte le competenze professionali e dell'Università. Il dialogo Comune/quartieri era innanzitutto "visione": rinnovo dei modi di pensare la città per una sua riappropriazione da parte dei cittadini, con sistematico riconoscimento dei luoghi collettivi. "[7]

Per coinvolgere i municipi della città si lanciò il Concorso 100 piazze per venti progetti

esemplari, uno per ogni municipio, per "innestare" un prototipo esemplare di piazza in ogni Municipio, come prima pietra della riqualificazione.

Lo strumento per la progettazione era l'Università: i due dipartimenti, Itaca e Architettura e Analisi della città dovevano divenire un laboratorio sperimentale per sondare tutte le potenzialità che la città riservava, intervenendo sullo spazio pubblico con soluzioni innovative, da discutere in ogni quartiere, per trovare soluzioni condivise.

Le istanze dei romani: l'orgoglio, come motore di coesione e cambiamento.

Il punto di partenza perché la nostra proposta politica e programmatica possa avere successo, è capire quale sia a Roma il senso comune che pervade la maggioranza dei cittadini per farlo diventare lo sfondo politico immediatamente avvertito e riconoscibile.

Nel 2008 la destra vinse cavalcando il tema della sicurezza. Nel 2013 il M5S vinse agitando quello dell'onestà. Due sentimenti che, al di là della loro falsa declinazione, scuotevano dal profondo l'animo della maggioranza dei romani che li videro interpretati dalle forze politiche alle quali, per questo, diedero il maggior consenso. Quale è, oggi, il sentimento profondo e prevalente nell'animo dei romani, quello che li accomuna anche al di là delle ordinarie inclinazioni politiche?

A ben vedere i mille problemi di degrado e abbandono, di palese incapacità di governo acuiti dalla mancanza di indicazione di qualunque prospettiva di miglioramento futuro, oltre che produrre disagi quotidiani hanno diffuso un profondo stato di frustrazione, di vera e propria mortificazione e sfiducia che, tra l'altro, è la ragione di un astensionismo assai consistente. C'è rabbia tra i romani per come viene rappresentata e di conseguenza trattata la città.

L'orgoglio dei romani è stato ferito, ma quell'orgoglio non è morto. Cova sotto le ceneri di una città meravigliosa nella sua unicità mondiale, ma maltrattata al suo interno e in molti casi vilipesa dall'esterno, immeritatamente. I romani avvertono questo come un torto, sordo, profondo, imperdonabile, di cui non parlano, ancora, con "rabbia leghista", che lasciano a episodi di minoranze estremiste, ma che vorrebbero vedere riscattato. Capiscono, vivendone gli effetti magari in modo non completamente consapevole riguardo alle cause, che se c'è un modo per riscattare Roma dall'attuale stato di crisi bisogna innanzitutto abbatterne l'immagine falsa nella quale si è voluta ridurre la città, nel dibattito politico e perfino nel racconto dei media.

Per questo, cogliendo questo sentimento profondo e di base, il Centro sinistra deve fare richiamo al sentimento di orgoglio dei romani da chiamare a impegnarsi per riscattate la città. Il voto sarà un'arma democratica per questo riscatto. Un voto che abbia innanzitutto questo segno.

Non si tratta di un semplice espediente emozionale, ma va connesso alla storia degli ultimi decenni della città nella quale e per la quale i cittadini romani, soprattutto nei momenti di crisi, non hanno mai smarrito il senso di essere una comunità attiva e laboriosa, creativa e intraprendente, in grado di conseguire obiettivi di crescita civile ed economica.

Questo richiamo alla consapevolezza di essere una Capitale europea e mondiale che vuole riprendere il suo ruolo di protagonista contemporanea delle sfide globali è

l'antidoto di base per battere insieme decadenza e sfiducia.

Il percorso operativo

Occorre mettere subito in moto il percorso di lavoro che dovrà consegnare alla città, a chi dovrà tradurle in programma di governo, l'Agenda Urbana, cioè le linee strategiche dello sviluppo futuro di Roma.

A tale fine sarà importate raccogliere tutti i contributi provenienti da varie Istituzioni, Enti - come "Italia che verrà" -, proposte di legge, e diffonderli sulla pagina facebook dei Comitati romani di Italia Viva, in modo che possano essere fruibili a tutti coloro che vorranno leggerli. In secondo luogo sarà necessario, analizzarli e discuterli assieme agli altri aderenti ai Comitati per dare un apporto attivo affinché quell'idea di Roma si radichi e cresca.

Sarà fondamentale l'apertura alla città e ai cittadini ai quali sollecitare contributi di idee e progettuali da ricevere e approfondire insieme. Questo a garanzia di una effettiva condivisione partecipata e trasparenza nelle scelte definitive. E' solamente da un attivismo di tutti i cittadini consapevoli che può partire la riscossa di questa città.

Nella fase successiva sarà opportuno mettere al lavoro un gruppo all'interno del quale non vi siano solo giuristi ed esperti costituzionalisti, ma anche parlamentari, amministratori cittadini e municipali nonché persone che si siano occupate con competenza, istituzionale e/o sociale e culturale di questo tema. Un gruppo non numeroso, al massimo di una ventina di persone.

Occorre che questo gruppo abbia un tempo definito per concludere il suo lavoro meglio se con una bozza unitaria, ma anche, se non fosse possibile, definendo non più di due o tre scenari alternativi sui quali Italia Viva romana deciderà.

Le istanze del partito decideranno le modalità e il percorso per la scelta della candidatura a Sindaco ed è auspicabile che questa scelta sia fatta nel massimo dell'unità e della condivisione attraverso primarie che siano, ad un tempo, l'atto conclusivo di un coinvolgimento, precedente e profondo, dei romani e il proseguimento di un lavoro programmatico che cresca nella città lungo tutto l'anno precede



[1] Marco Causi, SOS Roma. La crisi della capitale: da dove viene, come uscirne Armando Editore 2018.

[2] Per alcune analisi e proposte ci si è avvalsi della discussione tenutasi presso l’Associazione "L'Italia che verrà" ha promosso il 14 marzo 2018 sul futuro di Roma. Ospiti Marco Causi, Roberto Morassut e Walter Tocci, moderatore Giuseppe Vacca. https://litaliacheverra.it/dossier/appunti-prospettive- futuro-roma/, e del volume di Marco Causi, SOS Roma. La crisi della capitale: da dove viene, come uscirne, Armando Editore, 2018.

[3] Marco CAUSI Atto camera n. 1750 XVII legislatura; Roberto MORASSUT Atto Camera n . 110 XVIII legislatura; Walter TOCCI Atto Senato n. 2214 della XVII legislatura.

[4] Vedere in proposito i due dossier sul sito di "Italia che verrà" : Sviluppo Capitale Piano Industriale per Roma - Tavolo congiunto. Ministero Sviluppo economico - Roma, 23 novembre 2017 ; L’economia dell ’area metropolitana di Roma Spunti di analisi.

[5] Marco Causi, SOS Roma. La crisi della capitale: da dove viene, come uscirne, op. cit.

[6] Pier Paolo Balbo, Dossier, La riqualificazione dello spazio pubblico di Roma, Il programma 100 piazze, Novembre 06, 2018; Walter Tocci, Roma che ne facciamo, Editori Riuniti, 1993.

[7] Pier Paolo Balbo, Dossier, La riqualificazione dello spazio pubblico di Roma, op. cit.

Milleitalie > Anno IX - numero 6