Mostre - Tamara di Lempicka

24/06/2011

Centoventi opere per raccontare un mito: “Tamara de Lempicka. La regina della modernità” è forse l’esposizione più completa mai realizzata sull’artista polacca. La mostra è curata da Gioia Mori e, oltre a vantare numerosi pezzi inediti, offre un allestimento impeccabile e capace di togliere il fiato.
Un fondo grigio, uniforme e, allineati, i quadri dipinti da quella donna che già i suoi contemporanei consideravano un mito. Coltissima, cosmopolita, disinibita, curiosa, ambigua: il suo fascino non passava certo inosservato. Così come il suo stile, maturato verso un inconfondibile equilibrio di postcubismo e neoclassicismo. È stata la regina dell’art Déco, ma con un’originalità troppo esplosiva da poter essere etichettata tout court. Le sue figure sono scomposte in piani monocromi e geometrici, ma non diventano mai astratte. I soggetti emergono dai fondali in tutta la loro plastica integrità, urlando colori vivaci e sensuali. Gli uomini sono ritratti in pose innaturali, che evidenziano spalle larghe e lineamenti duri. Le donne hanno sguardi misteriosi e visi androgini, corpi formosi, avvolti in abiti sensuali e alla moda.
Dalla fine degli anni Trenta, le opere mostrano un progressivo ripiego verso colori tenui, volti sofferenti e nature morte. La Lempicka sembra perdere l’ispirazione o semplicemente la forza di urlare la propria personalità, sconvolta e circondata dalla distruzione del secondo conflitto mondiale.
La mostra ripercorre l’evoluzione di questa poetica figurativa mettendola in rapporto con gli artisti polacchi con i quali la Lempicka entrò in contatto in Francia e a Varsavia. L’allestimento si ferma, non casualmente, al 1957: è questo l’anno della mostra romana della Lempicka, allestita alla Galleria Sagittarius. Il catalogo di quella storica esposizione è una delle due opere che la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma ha prestato all’allestimento in corso, assieme ad una monografia di Gabriele Mendel dello stesso anno.
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 10 luglio, presso il Complesso del Vittoriano.

Linda Pietropaolo

Milleitalie > Anno I - numero 3