Leopolda 10 - Mirtella Taloni

29/10/2019

La mia Leopolda: immagini e sentimenti

          Scelgo un treno comodo per raggiungere la città in cui iniziai a lavorare quasi 40 anni fa, Firenze. L'intenzione è quella di fare un giro breve in centro, prima di immergermi nella Leopolda.

          Caldo, una folla immensa, piccioni che per poco t'investono, negozi ricchi e luoghi per mangiare, ovunque. Si pensa soprattutto a questa funzione, nelle città d'arte, e tuttavia la bellezza dei luoghi resta la stessa, quella che mi porto nel cuore. Ma si fa tardi e devo correre, rischio di non trovare posto. Per fortuna la provvida Cetta ha pensato a me e così guadagno una sedia nella platea, a pochi metri dal palco.

          E' la mia prima Leopolda. A Renzi sono approdata dopo un lungo percorso politico, ispirato a ideali comunisti, fino a quando ho maturato la voglia di conoscere da vicino il popolo che riempie ogni anno questa vecchia stazione. Mi guardo intorno, la costruzione assomiglia ad una cattedrale romanica, con una navata centrale e due laterali. I muri scrostati sono di mattoni, in alto una copertura di lamiera, sul palco in fondo domina la scritta fucsia sormontata da un tetto a due falde fatto di luci: è la nuova casa che nascerà sabato.

          E' già tutto pieno e mancano due ore all'inizio; nella galleria di sinistra una sfilata di tavoli rotondi, ormai interamente occupati, e lungo il muro perimetrale il bancone per il buffet, più avanti un bar e la rivendita di gelati. La galleria di destra è riservata alla stampa. Un grande chiasso, una felicità collettiva e poi tanta musica trascinante, una scenografia che piace a tutti e che risponde ai gusti dei tantissimi giovani. Ma il popolo è poliedrico, ogni età è ben rappresentata, ogni formazione culturale e di ceto, tanti i dialetti e, soprattutto, tanti i sorrisi.

          E mi sento a mio agio, come da tempo non mi accadeva, in mezzo a questa folla sincera e fortemente motivata, che non esprime né rabbia, né rancore.

          La sorpresa più grande è nella varietà degli argomenti e nella competenza degli oratori, che la macchina organizzativa ha saputo alternare sul campo, con un ricerca sapiente e una scelta precisa. Ogni tema è stato toccato: dai problemi economici della nazione a quelli della vita quotidiana, dalla sanità alla scuola, dal lavoro alla parità di genere, dalla famiglia all'ambiente, dalla mobilità sostenibile all'Europa, dall'immigrazione alla legge del dopo di noi. E capisci che qui non c'è posto per la mistica dell'uno vale uno. No, qui è il merito che emerge e che diventa risorsa per tutti, strumento di conoscenza e di approfondimento.

          Nei tre giorni di questa lunga ed entusiasmante avventura mi sono rimaste scolpite nel cuore immagini e sentimenti. Le lacrime della comandante curda a Kobane, Nessrin Abdalla, che scendono su di noi in un silenzio di commovente partecipazione; il bel viso di Claudia Agostini, farmacista malata di sla, che ci appassiona nella difesa del sistema nazionale sanitario; i riccioli biondi del giovane Leonardo Simoncini che ci parla con tenerezza del suo fratello speciale; la figura possente di Hillary Sedu, consigliere dell'Ordine degli avvocati di Napoli, che difende con orgoglio lo jus culturae; l'espressione elegante del quindicenne Luigi Frontoni, che invita a non dimenticare gli anziani; la carica trascinante di Isabella Conti, sindaco, che rivendica la sua politica di concretezza in San Lazzaro di Savena; l'umanità visionaria di Brunello Cucinelli che ci invita a riscoprire l'educazione e il "garbo della vita"

          E più del simbolo, che ci viene presentato in una scenografia di crescente emozione, mi convince la Carta dei valori, descritta da Gennaro Migliore e Lisa Noja, con i suoi principi fondanti: la costituzione repubblicana e antifascista, la carta dei diritti fondamentali dell'unione europea e la dichiarazione universale dei diritti umani

https://www.italiaviva.it/carta_dei_valori_home

          Torno a casa profondamente rinnovata e capisco che in questa casa ora c'è bisogno di tutti, anche di chi, come me, ha già percorso una grande parte della vita.

          Grazie Leopolda.

Mirtella Taloni

Milleitalie > Anno IX - numero 4-5