Leopolda 10 - Cetta Petrollo

29/10/2019

          Molto del successo della Leopolda secondo me è da attribuirsi alla musica. Ed è da ieri che mi interrogo sulla colonna sonora, bellissima, di questa Leopolda 10, con ragazzetti di 14 e 16 anni accovacciati per terra, ragazze di vent'anni che frequentano la Leopolda dai loro 13, l'onda delle persone che ieri ha letteralmente sospinto Matteo Renzi verso il palco come se fosse un divo della musica live (ma Vasco Rossi entra dal retro palcoscenico, lui ha percorso, quasi sollevato, tutto il corridoio centrale).

          Dunque la politica smette i panni bui dell' organizzazione partitica per calarsi in quelli della vita, fra tavoli aperti (mai mi sarei aspettata tavoli disposti come in un matrimonio) e mescolanza di età anagrafiche, dai passeggini alle persone in carrozzina, dai miei coetanei ai quarantenni, dai liceali agli universitari, assolutamente non paragonabili alle vegliarde riunioni calendiane e zingarettiane e con una serietà  competente e argomentante che ieri ha fatto snocciolare agli economisti dati su dati sulla reale situazione italiana e ci ha fatto volare, sempre su dati di fatto, sulle città del futuro.

          La persona tiene la scena come pochi altri e questo potrebbe destare diffidenza (ah le donne adoranti che pure non mancano) non fosse per quella donna comandante curda, finora invitata da nessuno dei nostri vetusti politici, che ieri sul grande schermo di skipe ci ha fatto piangere tutte e ci ha convinto, ce ne fosse stato bisogno, che questo non è solo uno spettacolo ma è Italia viva.

 

Altre due parole.

          Uscita dalla sala dove avevo un posto comodissimo in quarta fila ma davvero troppe persone, una ressa indescrivibile e poca aria con nessun ricambio.

          Perciò sono venuta nell' area stampa che è molto accogliente e ben areata e vicina ad un paio di uscite di sicurezza (che non guasta perché è difficile tenere sottocontrollo tutto nonostante la buona volontà dello staff dell' accoglienza).

           Momento di pausa e dunque due parole sul buffet (gratuito come la cena di ieri e di ottimo livello, ho digerito tutto senza problemi).

          Non so a chi si siano rivolti ma è un catering molto professionale, cibi leggeri della tradizione toscana, serviti caldi e in misura abbondante, adatta all' esercito di visitatori.

          Non c' è stata una sbavatura da nessuna parte, e a servire solo 4 persone. Inimmaginabile in altre situazioni.

          Ma la cosa fantastica è che, a pelle, non ho la sensazione del parco buoi che sono stata abituata a vedere nei miei lunghi   anni di frequentazioni sindacali e politiche: ovunque buona educazione, solidarietà ed eleganza. Tanto per intenderci nessun cattivo odore e nessunissima parola di troppo.

          Anche ai bagni, nelle file, una disciplina perfetta e da ieri sono andata due volte ed ho trovato sempre tutto pulito e credo sia merito del pubblico che li frequenta e non solo degli addetti che, se ci sono, e ci saranno!, sono discretissimi e invisibili.

          Interrogativo che gira fra molte donne (e che resta senza risposta): come mai la fila al bagno degli uomini è lunga tre volte quella delle donne? Mah.

 

Gente col coltello fra i denti

 Giornata conclusiva alla Leopolda sempre sulla musica pop rock degli Imagine dragons.

          Sul palco, introdotti da Maria Elena Boschi, si alternano le testimonianze e le scelte di vita di molti ragazze/ragazzi under 20/30, gente determinata che marcia col coltello fra i denti e non si spaventa delle nuove scelte che Italia Viva proporrà al Paese: un risanamento, una sterzata, per dare carburante al motore dell' economia e convertire, sulla base dell'impegno collettivo e personale, le risorse per la produzione di nuovi strumenti e la creazione di nuovi percorsi.

          Questi novelli Tarzan si dovranno aprire la strada nella giungla italiana densa di vegetazione morta e intralciata dai rami secchi della pigrizia mentale e dalle pietre fossili delle ideologie.

          Gli "anziani" che Grillo non vorrebbe far votare faticano a comprendere l'energia fisica, morale, mentale di questi ragazzi che con naturalezza si muovono sul palco a tempo di rock. Si devono proprio sforzare e giacché l'Italia è un Paese di anziani qui si trova anche il motivo principale della resistenza di tanti, troppi, ad Italia Viva.

          Ai ragazzi, non ancora coinvolti, diciamo di non farsi trascinare dalle tranquille abitudini del vecchio popolo degli sconfitti della politica, ma di osservare questi apripista e di prendere anche loro un coltello tenendolo stretto fra i denti per farsi avanti senza contare sulle eredità del passato ma costruendo le eredità per il futuro.

          Hanno tutte le risorse per poterlo fare.

 

I brillanti colori di Teresa

           Squillando forte col suo giallo taxi anni Sessanta Teresa Bellanova ci invita a salire di corsa e senza paura su un' auto che non teme ostacoli nella carovana di Italia Viva formatasi appena ieri alla Leopolda.

          Solo le regine non hanno paura di indossare i colori accesi e solo le regine sono riconoscibili a tutti per la loro autorevolezza che, nel suo caso, nasce da un robusto pedigree conquistato sui camioncini del caporalato delle raccoglitrici di olive.

          Teresa con la sua voce e la sua ferma presenza batte la scarpa come Krusciov per farsi ascoltare dalla troppo elegante platea dei salotti culturali italiani e dalla platea fintamente popolare e populista dei troppo a lungo garantiti e dei furbetti della piccola e grande evasione fiscale.

          Teresa batte sulla speranza e sul merito gridando forte quella frase che da quarant'anni avremmo voluto ascoltare dalla Sinistra: che il merito non è prerogativa del pensiero della Destra ma è elemento fondamentale ed insostituibile per spingere avanti il Paese.

          Spiace che un'intera generazione, quella dei quaranta/ cinquantenni sia stata selvaggiamente tagliata fuori dai processi produttivi e sia stata ingannata dalle chiacchiere dei pifferai magici alla ricerca di Utopia nel perseguimento di un Comunismo globale tanto distante dalla realtà dei fatti quanto da una profonda etica dell'impegno e del lavoro.

          La chemioterapia per questo diffuso cancro sarà lunga e faticosa ma oggi con le parole dure e insieme concrete di Teresa sicuramente è stata avviata.

          E non abbiamo dubbi che alle parole si uniranno i fatti con tutte le proposte concrete ed i seminari affidati alle persone competenti che Italia Viva porterà avanti fino al 2029.

          Siamo pieni di speranza. Siamo Viva- Ci!

 Cetta Petrollo

 

Milleitalie > Anno IX - numero 4-5