Clima e ambiente - La protesta contro i cambiamenti climatici

30/04/2019

Giovani, pianeta, cambiamenti climatici.

Sono parole ripetute tante, troppe volte, senza che i responsabili delle più importanti scelte di governance, a livello nazionale e sovranazionale, li rendano oggetto di decisioni politiche concrete pluriennali che potrebbero cambiare il corso degli eventi e del modello economico. Un cambiamento, è bene sottolineare, che non implica certo uno sviluppo rallentato o la cosiddetta “decrescita”, ma che implica una trasformazione, un cambiamento di paradigma, quello sì, l’unico che può portare l’umanità verso un progresso compatibile con la limitatezza delle risorse disponibili.

E il popolo, in senso ampio, in tutto questo non riesce ad intervenire e subisce scelte che mettono a rischio la salute, la ricchezza dell’ambiente, la qualità delle generazioni future.

Invece, inaspettatamente, succede quello che sembrava impossibile. Una scintilla diventa la miccia per accendere un movimento partecipativo che si spande come un vento oltre i confini, oltre le frontiere, risvegliando una popolazione sonnolenta in un'unica grande protesta. Il pianeta è nostro, è di tutti e va difeso.

Ad accendere questa scintilla una ragazzina, Greta, dal faccino dolce e paffuto, che vive in uno dei paesi più evoluti al mondo, la Svezia, e che, per questo, per fattori familiari e culturali, riesce a fare il salto di consapevolezza capendo che non si può stare zitti e fermi. Bisogna protestare.

Inizia così ogni il suo simbolico gesto e ogni venerdì non va a scuola e protesta davanti al Parlamento svedese contro il cambiamento climatico. E con il potere buono e cattivo ma incontrollabile dei social media la sua protesta viene raccolta da migliaia e migliaia di giovani di tutto il mondo che scendono in piazza, insieme, giocosi ma serissimi e determinati, come solo i giovani sanno fare, per rivendicare il diritto ad avere un pianeta integro e fare pressione sui governi.

Una protesta bellissima, sensata e, come non avviene quasi mai nella proteste mondiali, una protesta coesa con obiettivi nitidi e precisi.

I giovani hanno capito che è in gioco il loro futuro e non si può più far finta di non saperlo.

Allora accade un’altra cosa, terribile. Molti “adulti” cominciano ad attaccare in modo violentissimo questa modalità di protesta e la stessa bambina Greta che è diventata il simbolo del movimento fino a diventare una possibile candidata al Nobel per la Pace. Si grida al complotto, alle strumentalizzazioni, all’incapacità della ragazzina, agli interessi dei genitori, si critica tutto pur di distruggere l’importanza dell’evento.

Ma se è vero che qualunque movimento corra il rischio di essere strumentalizzato e diventi appetibile per molti, è altrettanto vero che non è possibile emettere in discussione la genuinità della protesta.

I giovani hanno deciso. Il cambiamento ideologico è in atto. E la piccola Greta con il suo semplice cartello di protesta ha lanciato un messaggio irreversibile: “abbiamo bisogno di speranza, certamente. Ma l'unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l'azione. Una volta che iniziamo ad agire, la speranza si diffonde. Quindi, invece di cercare la speranza, cerchiamo l'azione. Allora, e solo allora, la speranza arriverà”.

Indietro non si torna.

Stefania Schipani

Anno IX - 2019 - Numero 2