Libri - Addimora

28/02/2019

giaquinta addimora

Marilina Giaquinta con questo Addimora (Manni, 2018) giunge alla sua quarta pubblicazione, dal primo Il Passo svelto dell’amore (2015) al successivo L’Amore non sta in piedi (2015) alla raccolta di prose Malanotte (2017) tradotta recentemente in lingua tedesca e pubblicata in Germania (2018).

In questo percorso, dove si intrecciano narrazioni e poesie, la straordinaria lingua barocca e prepotentemente trascinante di Marilina ibrida parole in lingua e in dialetto creando neologismi e costruendo strutture ritmiche che sostengono urgenza emotiva e necessità espressiva. Il lievito linguistico che sembra espandersi oltre la pagina della narrazione e oltre gli spazi bianchi della poesia accompagna sia le liriche, non convenzionali, delle raccolte poetiche, che le prose di Malanotte per approdare, come una marea senza più argini, verso l’insistito dialogo erotico senza risposta di quest’ultimo canzoniere amoroso: è la donna ad essere protagonista dell’inseguimento amoroso verso l’irraggiungibile oggetto d’amore, è la donna a rivolgere domande incessanti all’amato che si sottrae al nostro sguardo, è la donna a lanciare frecce che rimbalzano contro le mura del silenzio : “Sbattono/ la testa/ contro/ il muro/ questi versi,/battito fesso/di segni/strozzati/in gola.”

In assenza di risposta il corpo dell’amato diviene corpo linguistico, crescita esuberante (“e avvalangare le vocali amorose/e io amo magari il tuo problema/con le doppie che qui vi pare/ tutto che si deve aumentare, pure le parole che vi sembrano/troppo niche e piccirille e non/ vi abbastano”) in un ritmo vorticoso che ci porta sempre sul punto del congiungimento senza mai raggiungerlo (“ Vuoi calcolare/(certo che si può, ridi)/il tempo che occorre/ per coprire la distanza/ che separa due persone/ che sono in procinto di abbracciarsi.”), cantilena di rime nel paesaggio ruffiano (“Vicario il vento al cielo/bugiardo di tramonto/piove una luce furba/mentre ti ascolto invano”), invenzione carnale del noi (“abbestiati/appericottati/insonnoluti/abbarbainuti”).

Come osserva Roberto Milana nel suo scritto di prossima pubblicazione su Rossocorpolingua, la rivista on line dell’Associazione Elio Pagliarani, è il linguaggio ad essere“il vero oggetto, l’autentico soggetto erotico nel senso funzionale della parola. La Giaquinta lo violenta con una forza espressionista intensa, di vissuta derivazione e poi ne sembra scossa come una mistica, alla fine di ogni testo” con ciò superando il sema dei passionali luoghi rosselliniani e dannunziani, sedimento dei generi erotici-passionali.

La girandola ritmica, il tripudio della parola, hanno ogni tanto momenti di pausa che si distendono nella terza persona in descrizioni stranianti dove uno sguardo consapevole e partecipe segue in lontananza un lui e una lei senza speranza di solidale “dolenzia d’amore” che resta confinata in questa solitaria Diana “con la punta della ragione/intinta / nella sconfitta”.

Allora si fa largo il paesaggio che l’accompagna nella corsa delle parole e dei versi, verso il quale si rivolgono gli occhi, stanchi di tanta attenzione, il cielo si manifesta con liriche punte di rara bellezza (“D’improvviso/ torna il cielo/ a ventare piano”), “appeso/ a un vento invalido” e a calmare l’inesausta urgenza amorosa non “abbasta/ lo smiagolamento delle stelle”.Nei momenti di riposo dall’ansia desiderante il paesaggio descritto riflette lo sguardo amoroso in abbraccio tranquillo e si snoda con lentezza, in versi diretti e insieme semplici e memorabili (“ Che bello questo giorno tiepido/ questo silenzio di auto ferme/che il viaggio non si parte,/questo tamburo di passi/ che mi segue fedele,” )

L’orgoglio intellettuale che regge e sorregge questa raccolta ripara la disperante consapevolezza dell’impossibilità di ogni reale comunicazione nel rapporto amoroso che l’erotismo può solo nascondere: la scelta di libertà pone al centro della scena poetica come protagonista assoluta una lei che rivendica la propria autonomia, i propri luoghi del corpo e dell’anima, e lo fa con la vitalità inarrestabile del proprio necessitato linguaggio poetico.

Se “ la luce sape” e “ la luce ha un gusto” che si può “tastare” i versi di Marilina Giaquinta sanno, nella loro luce, che alla scommessa dell’amore non possiamo rinunciare ma che il premio, senza la possibilità di raggiungere una meta che non ci è data, è solo quello della forza creatrice del cammino.

 Cetta Petrollo

Marilina Giaquinta, Addimora, San Cesario di Lecce, Manni, 2018

Milleitalie > Anno IX - numero 1