Casa Europa - Progresso ed Europa

26/11/2018

Casa Europa - Progresso ed Europa

Chiediamoci cosa sia il progresso, di cui troppo poco si sente parlare. E chiediamoci quale sia il collegamento fra il progresso e l’appartenenza all’Unione europea.

Una definizione diffusa di progresso è quella che lo indica come “L'acquisizione da parte dell'umanità di forme di vita migliori e più complesse, in quanto associate all'ampliamento del sapere, delle libertà politiche e civili, del benessere economico e delle conoscenze tecniche”. L’Enciclopedia Treccani definisce il progresso come “lo sviluppo verso forme di vita più elevate e più complesse, perseguito attraverso l’avanzamento della cultura, delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, dell’organizzazione sociale, il raggiungimento delle libertà politiche e del benessere economico, al fine di procurare all’umanità un miglioramento generale del tenore di vita e un grado maggiore di liberazione dai disagi”.

Ora proviamo ad analizzare questa definizione nel dettaglio per capire se, attraverso una valutazione sommaria, una propensione politica di tipo populista sia o meno fautrice dell’idea di progresso.

Possiamo già fermarci sulla prima frase: “L'acquisizione da parte dell'umanità di forme di vita migliori e più complesse” osservando che il populismo tende necessariamente ad una semplificazione delle risposte, anzi fornisce, o meglio pretende di fornire, risposte semplici a questioni complesse. Qui sta il primo tranello perché questioni caratterizzate da molteplici fattori e interrelazioni non possono essere risolte se non attraverso risposte altrettanto elaborate.

Nel 1944 Luigi Einaudi nelle sue “Lezioni di economia sociale” scriveva: «Nelle cose economiche e sociali, la via diritta, salvo eccezioni rarissime, è la via falsa. Solo la via storta, lungo la quale gli uomini cadono, ritornano sui propri passi, esperimentano, falliscono e ritentano e talvolta riescono, è la via sicura e, di fatto, più rapida. Ricordatevi sempre, quando ascolterete qualcuno il quale vi prometterà, con sicurezza spedita, la certa soluzione di un problema sociale, il quale vi offrirà lo specifico per le malattie sociali, il quale vi farà vedere, al di là di un periodo temporaneo di costrizioni necessarie per vincere il nemico, l’avvento del benessere e dell’abbondanza, vi denuncerà un mostro da combattere (ad es. il capitalismo o il comunismo od il fascismo od il reazionarismo, ecc. ecc.) allo scopo di far trionfare l’angelo e il paradiso terrestre (ad es. lo stesso comunismo od il socialismo od il corporativismo), ricordatevi che colui il quale così vi parla è, nella ipotesi migliore, un illuso e più probabilmente un ciarlatano e diffidatene. Solo la via lunga, seminata di triboli è la buona”.

Come sappiamo il populismo antieuropeo attacca l’Europa fingendo di poter dare soluzioni migliori rispetto alla complessità proposta dai meccanismi dell’Unione europea che, invece, in tutto il suo processo di costruzione si pone obiettivi complessi come pace, libertà, sicurezza, giustizia, sviluppo sostenibile, piena occupazione, diversità culturale, ecc. e tutto questo viene perseguito attraverso lo strumento del progresso sociale e del progresso scientifico e tecnologico che diventano le chiavi per aprire la porta dello sviluppo. Possiamo affermare che al di fuori del progresso la realizzazione degli ideali democratici non possono esistere e non possono essere implementati.

Il progresso inteso in senso ampio assurge ad elemento fondante per lo sviluppo della democrazia e delle relazioni pacifiche e armonizzate fra gli Stati membri. Ma la spinta che l’Unione europea può fornire come entità sovranazionale è ben più forte e potente rispetto a quella che un singolo Stato, anche il più efficiente ed evoluto, può mai riuscire a realizzare.

Quando i sovranismi e i populismi rifiutano l’apertura e la cooperazione, rifiutano la possibilità stessa del progresso e rifiutano la capacità e la potenzialità che l’Ue invece può garantire e perseguire nel tempo. Siamo sicuri di voler rinunciare ad una maggiore possibilità di progresso per le generazioni future? Se non è così stiamo attenti a non cedere alle tentazioni della banalizzazione che ci riporterebbe all’indietro nella storia mentre il resto del mondo corre e va avanti senza fermarsi.

 Stefania Schipani

Anno VIII - 2018 - Numero 4-6