Casa Europa - Il futuro dei diritti europei

26/11/2018

Casa Europa - Il futuro dei diritti europei

STANZA:  LIBERTA, GIUSTIZIA, SICUREZZA

Tema: Diritti Europei

 

La lettura sintetica della complessa evoluzione del quadro normativo e giuridico europeo, emergente in materia di Diritti del cittadino europeo,  deve partire a ritroso, dal fallimento della c.d. Costituzione europea - Trattato costituzionale, formalmente sottoscritta in Roma il 29 ottobre 2004; progetto costituzionale unitario europeo, che non entrerà mai in vigore, per la mancata ratifica (a mezzo referendum) da parte di alcuni paesi europei,  entro il termine finale previsto del 2 novembre 2006. Al riguardo dell’ambizioso progetto costituzionale, in sede di presentazione dello stesso, veniva anche detto: “fra tutti gli uomini e le donne del mondo, sono i cittadini europei quelli che hanno diritti più ampi” (Giscard d’Estaing). Infatti, la Costituzione Europea, oltre a “comunitarizzare” i c.d. tre pilastri della costruzione europea assumeva, nel testo della stessa, anche la Carta dei diritti fondamentali delle persone - che devono essere riconosciuti all’interno dell’Unione Europea (Carta di Nizza del 7 dicembre 2000, modificata a Strasburgo il 12 dicembre 2007).

E’ da osservare che, fino ad allora, secondo i giuristi, la tutela dei “diritti fondamentali”, si doveva unicamente all’ampio intervento della giurisprudenza in materia, elaborata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea; la quale, veniva recepita dalla citata Carta di Nizza, e successivamente dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 (entrato in vigore il 1° dicembre 2009); il quale all’art. 6  par. 1 e par. 2 testualmente recita: ”l’Unione riconosce i diritti e le libertà sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea….”; “l’Unione aderisce alla Convenzione europea della salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”; tra i diritti umani, come “valori” indivisibili ed universali, condivisi, la “dignità umana”, la “libertà” e “sicurezza”, l’”uguaglianza” e la “solidarietà”; nonché, tra gli altri il diritto ad accedere ad una “giustizia” equa, anche nelle sue esplicazioni processuali (c.d. giusto processo); le relative norme, hanno valore giuridico vincolante per le “istituzioni”, “organi” ed “organismi dell’Unione, però nel rispetto del principio di “sussidiarietà” e nel rispetto dei limiti delle competenze conferite all’Unione nei Trattati. Per quanto riguarda la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la U.E. “aderisce” a tale Convenzione; con conseguente controversia-dibattito sulla efficacia applicativa diretta delle norme in essa previste, nell’ordinamento dei singoli Stati dell’Unione, tra cui l’Italia. E’ da evidenziare al riguardo, che tali limiti applicativi, si sarebbero comunque potuti superare, all’esito dell’approvazione della Costituzione Europea, condivisa da tutti i paesi appartenenti.

Per quanto concerne le “fonti” europee delle norme c.d. secondarie - Regolamenti, Direttive, etc. - occorre rilevare, in materia di terzo pilastro “spazio di libertà, sicurezza e giustizia”,  la loro effettiva applicabilità, in materia di cooperazione giudiziaria civile, penale e di polizia;  applicazione nota anche ai cittadini europei, in particolare, per quanto concerne, nello spazio penale e di polizia, l’attività dell’Europol, dell’Euro-just, il c.d. mandato d’arresto europeo, la lotta in genere contro la criminalità transnazionale ed organizzata, la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, il traffico illecito di stupefacenti; tutte attività, attuative di norme europee di cooperazione, in evidente attuazione della tutela dei diritti di “sicurezza” e “libertà” del cittadino europeo; con la possibilità evolutiva, di creare norme di diritto penale sostanziale europeo minime; nonché norme processuali-penali minime comuni, che pure tra le diverse tradizioni giuridiche ed ordinamenti degli Stati europei, concernano i “diritti della persona” nelle procedure penali e nei processi, nonché la tutela delle vittime della criminalità. Di contro però, deve osservarsi che l’ordinamento giuridico europeo, appare generalmente al comune cittadino dell’Europa, non addetto ai lavori, come un insieme di atti legislativi, giuridici ed amministrativi (direttive, regolamenti, raccomandazioni, atti atipici) disciplinanti, in modo burocratico, invasivo e talvolta sovrabbondante, le attività economica, di impresa, commerciale e di vita sociale dei cittadini europei; al riguardo, anche di recente, efficacemente, si è parlato di “spinta [normativa europea] alla “iper-regolazione” (Tremonti).

In senso contrario, pure di recente, l’attuale Presidente del Parlamento Europeo, rivendicava “i valori” delle normative europee (direttive), in materia di tutela dei diritti dei consumatori, della tutela ambientale, degli alimenti, di tutela dell’attività delle imprese, e via seguendo; direttive europee, che hanno cambiato ed indubbiamente migliorato la vita di ciascuno di noi; ampliando la tutela dei nostri diritti e garanzie, quali “cives” europei, oltre che nazionali.

Occorre quindi, tornare ad una visione ed ispirazione, anche giuridica e normativa dell’Europa, che ci riconduca ai suoi  “valori” ideali fondanti, di tutela della libertà e dei diritti della persona, prevalenti rispetto alla tutela degli interessi economici, finanziari e burocratici, delle sole elites; così come  detto dall’Euro Presidente italiano: “L’Unione non è una moneta, ma una condivisione di valori, per non lasciare indietro i deboli”.

L’Europa, infatti, “ha creato una  nuova visione del futuro…(J. Rifkin, 2004); che bisogna oggi confermare, se non ricreare!                                  

                                                                                                                                            Davide Iori

Anno VIII - 2018 - Numero 4-6