Pubblica amministrazione e infrastrutture - Lo Stato che vigila - commenti

22/11/2018

Pubblica amministrazione e infrastrutture - Lo Stato che vigila - commenti

Da circa un ventennio la Dirigenza amministrativa è stata deresponsabilizzata e privata di autonomia.


Infatti con la privatizzazione dei contratti dirigenziali e dopo la cosiddetta Legge Bassanini, i dirigenti pubblici hanno visto rafforzato il rapporto fiduciario che li lega al potere politico.


Ad ogni cambio di Governo e ad ogni avvicendarsi di ministri, i vertici dirigenziali decadono e possono anche essere privati dei loro incarichi, il che, per loro, a differenza di tutto il restante personale statale, significa la perdita di circa metà della retribuzione e la premessa per la perdita del posto di lavoro.


Cosa questo significhi per la buona amministrazione è facile immaginarlo: l'azione amministrativa non è più orientata solo in base al rispetto della legge ma anche in base al gradimento del Ministro che ha il potere di confermare, o non confermare, il dirigente nell'incarico.


A ciò su uniscono le nefaste conseguenze della spending revew applicata all'amministrazione pubblica. Sono almeno venti anni, se non di più, che lo Stato non assume funzionari tecnici, o assume in modo del tutto insufficiente rispetto ai bisogni. Non si assumono più architetti, ingegneri, archeologi, archivisti, bibliotecari, geometri, geologi e altre figure simili e questo comporta un duplice ordine di conseguenze: si è bloccata la trasmissione del sapere tecnico, così importante per qualsiasi amministrazione, pubblica e/o privata, si è distrutta la funzione ispettiva e di controllo: solo chi sa infatti può controllare l'operato altrui, e allo Stato spetta una funzione ineludibile: il controllo dell'operato dei privati cui lo Stato demanda, da sempre!, per contratto, incarico, concessione e/o convenzione parte delle sue competenze.


Ora non so quale sia la reale situazione di risorse ed organica della Direzione per la vigilanza delle concessioni del Ministero per le infrastrutture, suppongo che il Dirigente generale sia stato confermato, non si è avuta notizia finora di cambi nei vertici dirigenziali, non so se egli abbia avuto libertà nelle programmazioni di spesa per investimenti in conto capitale, se abbia potuto perciò autonomamente presentare una programmazione di spesa con la quale potere utilizzare fondi per ristrutturare il Ponte Morandi, non so se egli abbia nel suo organico gli ingegneri in grado di esercitare al meglio la funzione ispettiva e di controllo che è prevista nell'atto di convenzione, non so se egli sia stato costretto ad esercitarla tramite il ricorso a consulenti privati, ma ho il sospetto che la situazione di questa Direzione generale possa essere la stessa che si verifica in altri luoghi centrali dell'amministrazione italiana perché ci si è tutti colpevolmente dimenticati che se il politico imprime la direzione di marcia e ne è responsabile, la responsabilità amministrativa è tutta della dirigenza e la dirigenza è stata da almeno un ventennio del tutto bloccata e svilita nell'esercizio del suo potere esecutivo e della sua autonoma determinazione dirigenziale.


Se ci sarà un'inchiesta essa non potrà non essere anche amministrativa e una sola cosa potrà salvare il collega dalle tremende responsabilità penali: il fatto di aver programmato e non ottenuto, il fatto di avere scritto segnalando i problemi ai massimi vertici politici e di non aver avuto risposta, il fatto di aver dichiarato di non potere adempiere alle ineludibili necessità di controllo perché senza organico tecnico o con organico tecnico insufficiente ed inappriopriato.


E questo per un'amministrazione che storicamente si è sempre avvalsa di concessioni per garantire il transito e la sicurezza delle vie marittime, ferroviarie, stradali e autostradali, è particolarmente grave.


Come è molto miope avere sottovalutato l'importanza che le infrastrutture hanno per il turismo e per i Beni culturali, l'unica vera ricchezza italiana, al punto da collegare il turismo in forma statica con il Ministero delle risorse agricole e non più con la mobilità dei beni culturali e con il viaggio.


Tragedie come quella di Genova saranno sempre dietro l'angolo se lo Stato non tornerà a destinare, con nuove leggi, alla Pubblica amministrazione e alla sua Dirigenza le risorse ed il rispetto che meritano

C.P.

Milleitalie > Anno VIII - numero 4-6