Donne e politica - Diritti civili

22/11/2018

Donne e politica - Diritti civili

Lo scorso anno avrei dovuto partecipare a una iniziativa della festa dell’Unità di Modena, il titolo era: Mamme? confronto sulle strategie per dare rilevanza sociale alle esperienze e alle scelte delle donne. Ma ci fu un gran temporale, con allagamenti, come ormai succede sempre più spesso, e l’iniziativa saltò. Tenevo a quel confronto perché è un argomento che mi sta a cuore. Renzi aveva appena lanciato il dipartimento ‘mamme’, suscitando polemiche, ma a me era sembrata un’iniziativa coraggiosa per due semplici ragioni.

La prima è tutta interna alla politica delle donne: non ci sono luoghi di riferimento per il confronto tra donne, con ciò non intendo dire che i luoghi storici siano spariti dall'orizzonte, ma che non sono visibili e riconoscibili, fuori dai circuiti già dati del femminismo. Di conseguenza non sono neppure accessibili. Inoltre, le posizioni di una parte del femminismo, che ha tenuto banco negli ultimi anni, coincidono con una parte politica (a sinistra), anche se non saprei dire quanto le assecondi o quanto le anticipi. Non importa. Però, ho ben chiaro che come cittadina voglio decidere da sola da che parte stare, mentre come femminista nessuna parte politica mi può comprendere.

La seconda è una diretta conseguenza della prima: ho patito l’assenza di un movimento autonomo di donne che fosse in grado di fronteggiare, autorevolmente, quell’area sinistra/femminista tesa a cancellare la differenza tra i sessi. Che - come sempre, da sempre – significa ridurre le donne al silenzio, all’ insignificanza e alla miseria da cui abbiamo cercato di affrancarci con il femminismo. Terreno fertile, la miseria, su cui attecchiscono incomprensioni e conflitti.

In questo scenario, rimango ancorata alla pratica del partire da sé e mi sottraggo alla pratica dell’essere contro.

Essere contro questa e quella - o questo e quello, che è quasi uguale – è meno impegnativo che progettare la politica. Allora, lascio delle briciole sul mio cammino, e vado avanti.

Da cittadina, invece, penso che vada rafforzato il mio impegno civile, nei luoghi misti, perché è lì che ormai si gioca una partita pesante contro le donne. E’ stato sempre così, direte. No, non come ora, soprattutto a sinistra, dove l’idea di modernità è rappresentata da uno svilimento del corpo sessuato e generativo femminile, inimmaginabile fino a una quindicina di anni fa.

Per queste ragioni mi piacerebbe un confronto, anche serrato, nei luoghi misti della politica, almeno quelli più congeniali a me. Sarebbe urgente farlo con le donne li abitano, perché la loro debolezza è una diretta conseguenza dell’insignificanza che viene attribuita, oggi, al femminismo; perché fino a quando non diranno parole che spostano, dentro e fuori, non saranno visibili e riconoscibili per le altre. So bene che ci vuole coraggio, di questi tempi, per parlare in un partito di sinistra di aborto, di maternità, di sessualità. Ma parlare veramente, senza saccheggiare concetti e parole dette venti, trenta, quaranta fa, per farlo, con parole adeguate al tempo che viviamo, bisogna partire da ciò che ha prodotto, in concreto, la lotta delle donne. A cominciare dalla separazione tra corpo sessuato e corpo generativo, che è stata possibile grazie all’autodeterminazione e all’uso degli anticoncezionali. Dentro questa riflessione mai fatta (da donne di sinistra e/o da femministe) è germogliata l’idea che bambini e sesso si possono comprare.

Quello che sta avvenendo e che questo governo annuncia in tema di bigenitorialità e di maternità è contro di noi, anche quando sembra dire cose che tante di noi hanno detto e dicono.

Tante donne di sinistra, tante femministe siamo contro l’utero in affitto e auspichiamo adozioni per single e omosessuali, siamo per i diritti civili e non consideriamo la famiglia come l’unico nucleo fondante della società, vogliamo che le donne possano scegliere, liberamente, se e quando diventare madri, ma non consideriamo la maternità un completamento dell’essere donna. Se la sinistra non riparte da qui e dal confronto con le donne, non andrà da nessuna parte.

Pina Nuzzo

Milleitalie > Anno VIII - numero 4-6